Grillo ora fa l’economista: via la Cig, è un’invenzione della famiglia Agnelli (ma non è vero)

È destinata a far discutere l’ennesima sparata di Beppe Grillo, che stavolta se la prende con la cassa integrazione. “La cassa integrazione è un orpello inventato dalla famiglia Agnelli negli anni ’70. E per me non è neanche costituzionale, perché discrimina”, ha detto l’ex comico intervistato dal Gr1. Al suo posto il leader dei Cinquestelle auspicherebbe l’introduzione del reddito di cittadinanza, praticamente un’estensione generalizzata del welfare secondo criteri che gli esperti giudicano alquanto fumosi (anche e soprattutto perché non si capisce bene quale dovrebbe essere la platea dei beneficiari, rispetto ai quali non viene fissata una soglia di esclusione in base al patrimonio).

Ma davvero la cig è un orpello degli anni Settanta? In realtà la sua origine risale al 1941, quando venne istituita con la sottoscrizione di un contratto collettivo che inizialmente riguardava gli operai dipendenti dalle aziende industriali sottoposti ad una riduzione dell’attività lavorativa a causa della guerra. La gestione della Cassa era affidata all’Inps e prevedeva un’integrazione salariale per le ore perse, pari al 75% della retribuzione. In seguito tale istituzione è stata modificata e ampliata con numerosi interventi legislativi a nuovi settori e categorie, quali l’edilizia, l’agricoltura, l’editoria, fino alle piccole imprese e agli impiegati dell’industria. In seguito il legislatore è intervenuto più volte per modificare o integrare la disciplina della cassa integrazione.

Il dibattito sulla riforma degli ammortizzatori sociali, in tempi di crisi, è destinato a farsi incandescente. I sindacati sono ovviamente i principali difensori della cassa integrazione, senza la quale perderebbero il ruolo centrale che oggi rivestono nella contrattazione con le aziende in stato di crisi. Anche Confindustria non ama sentir parlare di salario minimo garantito perché esso sarebbe un disincentivo all’occupazione. Resta senz’altro vero, però, che la cassa integrazione non garantisce tutta una fascia di lavoratori che in assenza di salario non hanno alcuna rete di prtezione: dai precari alle partite Iva.