Giuliano Pisapia va a prendere una boccata d’aria comunista a Pechino: “Bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao”

Come rifocillarsi e respirare a pieni polmoni dopo le critiche sulla sua fallimentare esperienza di sindaco? Semplice, tornando dai “compagni”, stavolta da quelli di Pechino, per farsi coccolare e prendere una boccata d’aria marxista. Giuliano Pisapia ha riempito le valigie ed è volato in Cina, per incontrare il sindaco Wang Anshun. La scusa era bell’e pronta: là si sta avviando un processo importante di riforme, e quindi nessuno può lanciargli l’accusa di dare amicizia ai leader di un Paese dove vengono massacrati i dissidenti politici. Le riforme – secondo Pisapia – confermano che da quelle parti si sta costruendo una forma di democrazia, nonostante non siano stati fatti neppure i primi passi. Fa comodo dire così, perché i giornali di sinistra sono pronti a raccogliere e amplificare, confezionandogli un regalo prenatalizio. Il sindaco di Milano vuole apprendere dai “compagni” come si crea lo sviluppo urbano sostenibile e quindi è andato a Pechino come uno studentello, per fantasticare sulle “città intelligenti” e la “green economy”. Forse Pisapia non ha letto con attenzione i giornali e non conosce le ultime dichiarazioni del presidente cinese. Che vede le riforme con molto sospetto, anzi ne ha paura e vuole frenare, tanto da “imporre” ai dirigenti del Partito comunista di visionare i video di quel che avvenne a Mosca perché la Cina non deve correre il rischo di far morire il marxismo e di finire come l’Urss. O forse questa impostazione sta a pennello allo stesso Pisapia, visto il suo passato. Un passato in Democrazia Proletaria, Rifondazione comunista e Sel. Il massimo del suo moderatismo è stata la stagione con Vendola, figuriamoci le altre. Tutte all’insegna di Bandiera rossa e Bella Ciao. Quindi sia benedetto il viaggio a Pechino, tra le immagini di Mao e i pugni chiusi. I guai verranno dopo, quando si ritroverà ai piedi della «Bela Madunina che te brillet de lontan».