Galliani, dalla lite con Barbara all’addio-choc al Milan. La politica lo corteggia: azzurro, alfaniano o renziano?

Difficile dire se Berlusconi avrà sofferto di più per lo strappo di Alfano con Forza Italia o per l’addio di Adriano Galliani al Milan. Di sicuro, in entrambi i casi, un ruolo decisivo lo hanno giocato le donne. In politica le falchette, le pitonesse e le amazzoni (e forse Marina) hanno sicuramente favorito lo smottamento che ha allontanato Angelino e i suoi dal Cavaliere; nel calcio, a parte i soliti sciacalli che si aggirano intorno ai calciatori (come i famosi procuratori disposti a tutto per un pugno di soldi) nello strappo di Galliani c’è tanta Barbara, la figlia manager di Berlusconi, che da presidente del Milan ha creato le condizioni per la spallata. «Mi dimetto. Lo farò entro il 31 dicembre, sicuro, anche se non si troverà un accordo sulla mia uscita dal Milan. Ormai nulla riuscirà a trattenermi. Mi dimetto perché ho subìto un grave danno alla mia reputazione. Sì, sono arrabbiato, la pazienza è finita», è stato l’annuncio dell’amministratore delegato, offeso, ma non con Silvio, che almeno per il momento lascia fuori dai veleni scaricati invece sulla figlia. «Sono considerato uno dei manager più importanti a livello internazionale, non posso lasciarmi trattare così. Basta, me ne vado», ha spiegato Galliani, che attende di sbollire la rabbia per essere stato accusato di aver sbagliato programmazione, non puntato sui giovani e aver fallito gli ultimi obiettivi calcistici.

Ma cosa farà “da grande” il settantenne Galliani. Scenderà in politica? Forse. Ma con chi non è facilo dirlo. Sono in tanti a corteggiarlo, a giudicare dalle prime reazioni. I più affettuosi sembrano essere quelli di Forza Italia, con Micaela Biancofiore che parla di Galliani come “uomo di azienda e straordinario organizzatore”, mentre per Raffaele Fitto starebbe bene in politica per esperienza e competenza accumulata”. Più cauto Maurizio Gasparri: «Non lo so, mi pare che stia concludendo il suo ciclo nel Milan, dopodiché in politica scendono tante volte manager, avvocati e professionisti, quindi se decidesse di farlo sarebbe un ottimo acquisto, perché sul piano delle idee immagino sia una persona molto vicina a Silvio Berlusconi». Su Internet, invece, tra ironiu e previsioni surreali, in tanti scommettono su un passaggio con gli “alfaniani”, proprio sulla base della semi-rottura con l’amico Silvio.

E Renzi? Si sa che per piacere a sinistra basta poco, tipo mettersi contro un Berlusconi, fosse anche un parente: quindi da oggi anche Galliani è ufficialmente papabile come icona pop su quel fronte. Di sicuro con il sindaco di Firenze il feeling c’è, esiste, si sa. Se oggi il candidato alla segreteria del Pd si limita a dire che “nutre stima” per l’ex amministraztore delegato del Milan, solo qualche mese fa lo aveva difeso, fisicamente, nella tribuna del Franchi, dall’aggressione dei tifosi della viola dopo un tumulutoso Fiorentina-Milan. In più non va  dimenticato che un altro importante manager dell’universo berlusconiano, Giorgio Gori, da tempo lavora come spin doctor per Renzi, che in fin dei conti a qualcuno ricorda, molto da vicino, proprio un certo Cavaliere milanese agli inizi della sua avventura politica…