Fratelli d’Italia lancia il suo Manifesto: «Noi terza via tra Alfano e Cav. Ora via con le primarie»

«Terza via» tra Alfano e Berlusconi con la chiara consapevolezza che se tutti e due «ci avessero ascoltato poco meno di un anno fa oggi il centrodestra non si troverebbe in queste condizioni». Così i vertici di Fratelli d’Italia si sono presentati domenica al Teatro Sistina di Roma dove hanno illustrato il manifesto per “Rifare l’Italia”, annunciando il congresso per il 26 gennaio e chiarendo che non si chiuderà la porta in faccia a nessuno, a meno che non ci siano richieste di «rendite di posizione o eredità che ci si passa di mano in mano». Due i requisiti richiesti: che si sottoscriva il Manifesto che riassume i principi cardine che ispirano il nuovo partito e si passi obbligatoriamente per le primarie. E una precisazione: non si rifarà Alleanza Nazionale perché non serve la testa girata all’indietro. Ma nulla è scontato in questa fase costituente, neppure che FdI sieda nella stessa coalizione con Silvio Berlusconi, a meno che non arrivino precise assicurazioni su due pregiudiziali che vengono poste con forza: no a governi di larghe intese, “inciuci” o quant’altro sia utile a coprire alleanze con la sinistra. In più, il leader dovrà venire scelto rigorosamente con le primarie, come farà da subito il partito al Congresso.

Il tema politico centrale che si affronta al Sistina è proprio la futura collocazione della formazione che si sta costituendo nel centrodestra che verrà. «Le alleanze politiche non devono essere date per scontate – ha detto Giorgia Meloni – anche se noi siamo bipolaristi convinti e lavoriamo per una coalizione di centrodestra che sia ampia e vincente». E il Nuovo centrodestra di Alfano? «La tattica non paga», ha risposto. «Se ci avessero dato ascolto prima, oggi non ci troveremmo a questo punto». Tutta la manifestazione, che ha visto riunito il gruppo dirigente in un affollatissimo teatro, ha ruotato attorno all’identità politica in costruzione e le radici da non recidere: non si deve rinnegare, né restaurare, ha sintetizzato Giorgia Meloni. «Vogliamo un partito composto da uomini e donne che non siano né a libro paga di Berlusconi, né della Merkel». Guido Crosetto ha poi invitato Berlusconi a dichiarare il suoi errori. «Visto che ha governato per 12 degli ultimi 20 anni non può dire che siamo in declino da un ventennio: non se n’era accorto? Solo io ho votato nel Pdl contro il Fiscal compact e fui massacrato nel gruppo. È facile ora fare gli anti-europeisti perché i sondaggi dicono che è pagante». Crosetto, rivolgendosi ad Alfano, ha poi insistito con forza proprio sull’elemento qualificante indicato da FdI: «Alfano ha parlato di primarie, speriamo che non cambi idea dopo 48 ore, come l’ultima volta». FdI aveva visto con un anno di anticipo che al Pdl era finita la spinta propulsiva, ricordano Meloni e Crosetto, e abbiamo visto cos’è successo nelle ultime ore: «il frutto della rottura ha prodotto due salti nel passato, la vecchia Forza Italia e il Nuovo centrodestra con una politica da pentapartito». «Credo che sia il segno della fine della II Repubblica. Noi – ha concluso La Russa – guardiamo alla Terza e vogliamo essere il primo partito di questa nuova realtà».