Figuraccia del Pd sulle spiagge “in vendita”. Attacca il Pdl poi presenta le stesse proposte e infine le ritira…

Si conclude con una piroetta poco dignitosa la vicenda spiagge nella litigiosa casa Pd. L’emendamento alla legge di stabilità che prevedeva la privatizzazione delle spiagge, presentato dalla senatrice del Pd Manuela Granaiola insieme ad altri 9 senatori Dem, è stato ritirato dopo che per tutto il pomeriggio aveva tenuto banco l’intesa con Pdl. Numeri di alta scuola cabarettistica si stanno giocando sulla cessione degli spazi balneari, emendamento proposto per primo dal Pdl in seno alla legge di Stabilità. Sulla proposta  la sinistra e la stampa affine hanno ballato fino a ieri un can can demagogico, “brutalizzando”  l’iniziativa a una becera vendita di pezzi di litorale per fare cassa. Invece era arrivata la performance che non t’aspetti, la piroetta di nove senatori del Pd firmatari di emendamenti- fotocopia, identici a quello del Pdl, che prevede la vendita delle aree dove sorgono gli stabilimenti balneari, prima firma Manuela Granaiola. Dopo giorni di attacchi furibondi, quasi che il Pdl volesse togliere ai bambini il mare e i castelli di sabbia, forse anche a sinistra hanno letto il testo dell’emendamento D’Alì, veicolato in precedenza come un’idea alla “Totò truffa”. In realtà, nel centrodestra, nessuno ha proposto di vendere la battigia demaniale ma solo di trasformare le concessioni delle infrastrutture già in dotazione dei privati (lidi, stabilimenti, bar, tutti con regolare permesso) in beni di proprietà degli stessi, dietro pagamento di una somma. «Sdemanializzazione degli stabilimenti turistici, con una vendita delle infrastrutture cedibili ed un allungamento delle concessioni sulle spiagge vere e proprie», prevede infatti il testo. Una buona idea devono aver pensato una decina di parlamentari Pd che hanno presentato gli emendamenti. Ma non immaginavano quel che avrebbero provocato in famiglia, dove non a tutti è piaciuta questa liason col Pdl ( e con la lega) sbocciata sulle spiagge. Così i deputati democrat Michele Anzaldi e Federico Gelli smentiscono i loro colleghi. Altri rumoreggiano. «La svendita del patrimonio paesaggistico non possono certo avvenire con l’appoggio del Pd.  Si tratta di proposte impossibili e inaccettabili». Scoppia il caso. Anche i Verdi di Bonelli sono scatenati contro gli “spiaggisti” del Pd. Anche Sel. Ci si mette anche il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando a gettare acqua fredda sull’intesa raggiunta col Pdl, dichiarando di non trovare convincenti gli emendamenti, «politicamente inaccettabili e tecnicamente sbagliati». Intervenire il relatore del Pd Giorgio Santini ad evitare la rissa definendo «prematuro» ogni accordo con il Pdl. Poi il ritiro. Una figura barbina. Un cabaret di terz’ordine.