Ecco tutti gli ostacoli che il Nuovo centrodestra di Alfano dovrà superare

Da oggi comincia per Angelino Alfano e coloro che l’hanno seguito nello strappo con Berlusconi una traversata nel deserto. Sarà una traversata breve e non lunga come quella toccata a Gianfranco Fini e Fli, che dal 2010 al 2013 hanno dovuto resistere per tre anni ad uno scontro politico e personale molto violento. Il nuovo partito, che risolto il problema dell’acquisizione della denominazione dovrebbe chiamarsi “Nuovo centrodestra”, avrà soltanto sei mesi per riuscire ad arrivare vivo dall’altra parte del deserto. Il banco di prova sono infatti le elezioni europee del prossimo 25 maggio, in un contesto molto sfavorevole a chi vuole avviare una nuova impresa politica ed elettorale. Alle europee Alfano arriverà affannato sia perché la macchina mediatica del Cavaliere lo avrà fiaccato indicandolo come traditore all’elettorato di centrodestra sia perché la competizione di tipo proporzionale e senza coalizione non gli permetterà di agganciarsi al carro di Silvio Berlusconi, cosa che invece alle elezioni politiche, regionali e comunali gli sarebbe stato consentito grazie all’indicazione del candidato e al collegamento di coalizione. Sganciato formalmente dal suo ex leader, Alfano avrà difficoltà a dimostrare che il suo partito resta dalla parte del Cavaliere e del centrodestra perché nel frattempo Forza Italia tuonerà contro il governo della sinistra e delle tasse al quale il vicepremier è costretto a restare aggrappato per evitare un voto anticipato che per lui sarebbe disastroso.

A questo si aggiunga che dalle prossime elezioni la legge elettorale per le europee prevede lo sbarramento al 4%, soglia difficile da raggiungere con un’operazione più di Palazzo che di popolo, con Berlusconi e Forza Italia come competitor, con lo spazio al centro occupato dai “Popolari” di Mario Mauro e Pierferdinando Casini e senza risorse economiche provenienti dai rimborsi di precedenti elezioni. Il rischio che corre Alfano è di trovarsi una vasta nomenclatura attaccata alle poltrone di governo ma non adatta a fare incetta di preferenze e voti sul territorio, proprio in un’elezione in cui invece c’è bisogno da un lato del consenso d’opinione e dall’altro di uomini di struttura radicati tra gli elettori. E a poco servirà, come si è visto con Mario Monti alle scorse elezioni politiche, la sponsorizzazione del Partito popolare europeo, della Curia italiana e di alcune cancellerie continentali a favore dell’operazione messa in campo dal ministro dell’Interno.

La partita si gioca quindi in soli sei mesi e tutto dipenderà dall’asticella del 4%. Se Alfano prenderà il 3,99% alle europee la sua traversata nel deserto finirebbe strada facendo, nonostante un risultato dignitoso in pochi mesi. Se invece supererà la soglia potrà diventare uno dei principali protagonisti del futuro centrodestra ed arrivare alla fine della traversata togliendo il consenso a Berlusconi. A differenza che nel passato questa volta la risposta a tutti gli interrogativi arriverà molto presto.