Ecco altre storie di immigrati violenti: si può raccontarle o è vietato?

«Andiamo a prendere un caffè?»: era questo il linguaggio in codice con il quale preannunciavano ogni colpo, le dieci persone accusate a Terni di associazione a delinquere finalizzata ai furti nelle abitazioni e al riciclaggio. Si tratta di nove albanesi, tra cui una donna considerata uno dei due capi del gruppo, e di un romeno, tutti tra i 18 e i 45 anni. L’associazione era guidata, oltre che dalla donna, anche da un connazionale di 41 anni, regolarmente assunto presso un fornaio di Narni dove non ha mai effettivamente lavorato. Ognuno degli altri otto fermati, tra cui quattro clandestini, aveva un ruolo ben definito nell’organizzazione e solo una parte tra questi avrebbe compiuto materialmente i furti, in media cinque al giorno e sempre di sera. Nel blitz è stata sequestrata numerosa refurtiva, principalmente monili, cellulari, computer, orologi e apparecchi tecnologici, frutto di oltre un centinaio di furti perpetrati in altrettante abitazioni sia del centro sia della periferia della città. Un’altra notizia arriva dalla provincia di Roma: era costretta a sopportare da tempo violenze quotidiane e minacce per futili motivi. Vittima una 51enne romana, residente a Colleferro, rinchiusa tra le mura domestiche e uscita allo scoperto solo quando il marito, marocchino, l’ha aggredita per l’ennesima volta ma in modo più sconvolgente. La donna ha riportato serie lesioni ed è finita in ospedale. A questo punto ha deciso di denunciare anni di angherie ai carabinieri. I militari hanno ricostruito la storia della vittima accertando, negli ultimi due anni, una escalation di violenze e minacce senza tregua. L’extracomunitario, 52 anni, è stato arrestato ed è accusato di maltrattamenti in famiglia. Questi i fatti, ma è lecita una domanda: i giornali possono ancora parlarne o devono tacere per non innervosire la sinistra e la Kyenge?