E domenica si vota: Grillo gira Basilicata “coast to coast” per evitare il flop, il Pd litiga, il Pdl lancia un ex montiano

Domenica e lunedì si vota in Basilicata. Il consiglio regionale va a rinnovo anticipato, dopo la “scontrinopoli” che ha travolto l’assemblea e alcuni assessori della giunta di centrosinistra di Vito De Filippo. Anche per questo, forse, a queste elezioni si arriva con scarso entusiasmo e sull’onda di una campagna elettorale è stata sottotono, con una risonanza pressoché nulla a livello nazionale. Ma proprio la situazione politica nazionale, con un governo di larghe intese e i problemi interni che colpiscono tutti i partiti, non può essere esclusa dai fattori di disaffezione dei cittadini, che si teme possano far registrare un ennesimo episodio di astensionismo record. Gli elettori sono 470mila, ma le stime di chi è sul territorio sono pessimiste: si parla di una possibile affluenza del 50%. Lunedì alle 15 si saprà se i pronostici della vigilia sono stati realistici o se la situazione è stata valutata con troppa severità. Ciò che è certo è che sul territorio si sono visti pochi manifesti, pochi incontri pubblici e nessun big di partito impegnato in qualcosa di più di una toccata e fuga. Solo Beppe Grillo ha deciso di scendere pesantemente in campo, calando oggi in regione per restare fino a consultazioni avvenute. Anche Grillo, del resto, a livello nazionale ha i suoi problemi ed è probabile che cerchi sul territorio un rilancio d’immagine dopo le magre figure inanellate dai suoi parlamentari, dalla deputata che denuncia il complotto contro le sirene a quella che omaggia la memoria del kamikaze di Nassiriya. Un buon risultato del “suo” Piernicola Pedicini sarebbe una boccata d’ossigeno in un momento in cui il Movimento ne ha un gran bisogno, anche per far dimenticare un altro incidente che proprio in Basilicata si è consumato. Il nome uscito dalle primarie non era Pedicini, sebbene sul territorio fosse considerato il candidato in pectore prima ancora delle consultazioni. Le primarie erano state vinte dal tenente Giuseppe Di Bello, poi escluso perché – è stata la motivazione ufficiale – condannato in primo grado per rivelazione del segreto d’ufficio. In realtà, Di Bello ha pagato un atto di denuncia civica: quella dei livelli di inquinamento nel lago Pertusillo, frutto – assicura lui – di indagini svolte fuori dall’orario di lavoro. Della sua esclusione ha detto che è stata fatta con «grande autoritarismo» e «in modo truffaldino» perché aveva avuto il via libera alle primarie, nonostante avesse avvertito lo staff di Grillo e Casaleggio sul carico pendente. Da lì l’amara constatazione: «Il Movimento 5 Stelle è un prodotto di marketing, non serve a cambiare il Paese». Chi, invece, promette una «Rivoluzione democratica» è il candidato del centrosinistra Marcello Pittella, sostenuto oltre che dal Pd anche da Psi, Idv, Centro democratico e due liste civiche. Marcello è fratello del più noto Gianni, vicepresidente del Parlamento europeo e candidato outsider alle primarie del Pd nazionale. Come lui ha svolto le sue primarie regionali da outsider, sbaragliando la concorrenza dell’establishment di partito e conquistandosi – senza appigli per essere destituito – la candidatura. Pare che la vicenda abbia provocato più di un mal di pancia nel Pd locale, che ora – stando agli osservatori – in termini di risultati elettorali potrebbe anche vedersi scavalcato dalla lista del presidente, un mix sapiente di esponenti della società civile e sindaci di piccoli centri. Corre, poi, per un centrodestra allargato a Scelta Civica il senatore montiano Salvatore Tito Di Maggio. A sostenerlo c’è una coalizione che rimette insieme le anime originarie dello schieramento, ricompattando la classe dirigente locale: il Pdl, l’Udc e la lista Laboratorio Basilicata, in cui si sono uniti esponenti di Sc, Grande Sud e Fratelli d’Italia. Infine si registrano le candidature delle formazioni minori: Maria Murante per Basilicata 2.0, la coalizione di Sel e Rifondazione comunista; Elisabetta Zamparutti per i radicali; Florenzo Doino del Partito comunista dei lavoratori e Doriano Manuello di “Matera si muove”, una lista guidata da Franco Grillo che è finita al centro di un ricorso dei grillini come lista civetta. Ricorso giudicato «irricevibile» dal Tar della Basilicata perché troppo tardivo.