Duello sui gazebo del Pd tra D’Alema e Briatore. Scambio di accuse su chi “non ha mai lavorato…”

«Caro D’Alema io i gazebo li saprei smontare ma non credo che tu saresti capace a montarli», firmato Flavio Briatore. Coniato l’hastag “mailavorato”, di buon mattino (il twitt è delle ore 7,27) l’imprenditore, “odiato” simbolo del berlusconismo gaudente e vipparolo, risponde all’ex premier che nell’intervista all’Unità di oggi si chiede se con Matteo Renzi ci sarà Briatore a smontare gli stand delle primarie. Sos manovalanza. Se si mortificano gli iscritti e i militanti, come fa il sindaco rottamatore, chi si sporca le mani?, si chiede in soldoni D’Alema. Nella zampata anti-renziana finisce così mister Billionaire considerato l’oscuro padrino del “giovane Matteo”, come vuole vulgata che accusa il sindaco di Firenze di berlusconismo di ritorno («se il presidente del Consiglio ti chiama, vai a Palazzo Chigi non ad Arcore», borbotta D’Alema). «Il congresso non è chiuso», avverte l’ex premier puntando l’indice contro lo scandaloso schieramento economico e mediatico che sorregge la candidatura di Renzi, «un blocco granitico – dice – a cui si contrappongono gli iscritti del Pd che reagiscono e resistono». Il cinguettìo di Briatore non si fa attendere: «per lui e per i suoi amici, D’Alema ha pensato tanto. Per gli italiani meno…». Quanto a imperlarsi la fronte di sudore distruggersi la schiena tra tubi innocenti e palchi, in effetti, l’ex segretario della Fdci non brilla per attivismo: se si esclude qualche lancio di molotov in gioventù – per sua stessa  ammissione – e  qualche riparazione di fortuna a bordo di Ikarus. E Briatore ha buon gioco per trasformare l’assist dalemiano in gol, per la serie “io ho sempre lavorato e tu?”. Per la cronaca al duello si aggiunge anche l’agente dello spettacolo, Lucio Presta, che a sua volta twitta in supporto a Briatore: «Se ti serve una mano a smontare e montare, conta pure su di me. Fatto boy-scout dai Salesiani». A Briatore i vertici del Nazareno non perdonano di aver detto di preferire Matteo Renzi agli altri candidati perché è un persona “normale”. «È uno open minded, che ascolta e recepisce», disse al Fatto Quotidiano un po’ di tempo fa, «siamo uomini del fare, tutti e due. Io ho sempre ottenuto risultati, ho vinto 7 mondiali e do lavoro a un sacco di gente». Un accostamento che potrebbe nuocere alle performance di Renzi? «Ma no. Al contrario – rispose l’ex team manager della Renault – quelli che odiano me e la gente come me non voterebbero comunque Matteo. Sono le vecchie mummie della sinistra vera».