Due elettori su tre del Pdl vogliono le primarie. E il centrodestra si interroga sulla proposta del vicepremier

Sono quasi due su tre (60%) gli elettori del Pdl a favore delle primarie, mentre solo il 35% rimane fedele all’impostazione attuale del partito. È quanto emerge dal sondaggio che l’Istituto IPR Marketing, diretto da Antonio Noto, ha effettuato per conto del TG3. Un dato che arriva in concomitanza con quanto già sollecitato da Angelino Alfano in un passaggio del prossimo libro di Bruno Vespa. «La mia idea – ha detto il segretario del Pdl – non è cambiata rispetto alla fine del 2012 quando lanciammo le primarie. Alle prossime elezioni, il nostro candidato dovrà essere scelto attraverso primarie il più aperte possibile, alle quali partecipi il più alto numero di simpatizzanti». Una questione sulla quale il Pdl si spacca. Annamaria Bernini definisce quello di Alfano «un esercizio provocatorio e fuori sincrono, come se fosse in palio una leadership che invece è saldamente di Silvio Berlusconi. E sarebbe davvero grave se una parte del Pdl pensasse che si sia aperto un problema di successione e che si debba andare oltre Berlusconi. Magari ammiccando a forze politiche che hanno dichiarato di voler votare la decadenza del nostro leader, così ingrossando il plotone di esecuzione delle sinistre».  Di parere opposto Barbara Saltamartini. «Nulla di nuovo o di scabroso è stato posto sul tavolo – osserva la collega di partito – nel momento in cui ribadisce ciò che lo stesso Berlusconi aveva espresso nel 2012 quando, prima che decidesse di scendere nuovamente in campo in prima persona, aveva lanciato le primarie quale strumento migliore per favorire la più ampia partecipazione degli iscritti e dei cittadini. In tal senso – conclude la Saltamartini – nulla di più è stato aggiunto dal vicepremier e per questo le polemiche sollevate da alcuni colleghi mi sembrano piuttosto strumentali e prive di fondamento».

Renata Polverini liquida invece la questione in un tweet.  «Con Berlusconi in campo – sostiene l’ex governatrice del Lazio – le primarie non sono argomento di attualità. La coerenza non va confusa con l’estremismo». Mentre per Fabio Rampelli  le parole di Alfano «sono l’ammissione di un fallimento. Uno statista è tale quando anticipa gli scenari, non li rincorre. Nelle elezioni primarie, indette e mai celebrate nel 2012, Alfano ha sprecato un’opportunità storica: far uscire il Popolo della Libertà dalla sua deriva oligarchica per trasformarlo in un movimento popolare e partecipato, costruito sul consenso e non sulla cooptazione». Secondo il vicecapogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, «dal loro svolgimento, alla cui cancellazione non seppe opporsi, ci avrebbero guadagnato lui, il centrodestra e, soprattutto, l’Italia».