D’Alema sul Cav: «Non si vede un altro leader in grado di sostituirlo»

Non fa sconti, ma in qualche modo gli rende l’onore delle armi. In un’intervista al Corriere della Sera di oggi Massimo D’Alema parla diffusamente di Silvio Berlusconi e della sua decadenza, richiamando anche alla necessità di vivere questo momento in modo sobrio. «Non è stato un giorno per brindare», dice a proposito dell’espulsione del Cavaliere dal Senato. «Io personalmente – aggiunge D’Alema – non ho brindato perché l’applicazione della legge è sempre un fatto che va vissuto con serietà e rispetto per le persone». Parole che fanno riflettere, tra l’altro, sulla distanza siderale che esiste fra la tanto vituperata “vecchia politica” e la novità rappresentata da un movimento come il 5 Stelle. Sempre oggi, infatti, tutti i giornali riportano quel «un giorno di questi je sputo» pronunciato all’indirizzo di Berlusconi dalla capogruppo grillina al Senato, Paola Taverna. «La lotta politica non è una cena di gala», ammette D’Alema, ricordando come negli anni tra lui e il leader del centrodestra ci siano state più che scintille. L’esponente del Pd mostra, però, di saper tenere distinti i piani, di saper muovere critiche tanto politiche quanto umane anche molto feroci, mantenendo lucidità, consapevolezza e una forma di rispetto. Ribadisce che la decadenza è stata «giusta» e di Berlusconi dice che è «un tipo seduttivo», uno «totalmente inaffidabile», «un leader in crisi non perché è stato espulso dal Parlamento, ma perché non è più in grado di costruire intorno a sé il centrodestra». Aggiunge anche, però, che «non si vede all’orizzonte un leader in grado di sostituirlo» e che «non credo che la sua esclusione dal Parlamento significhi la sua esclusione dalla vita politica». «Anzi penso che in questo momento vi sia perfino un moto emotivo di solidarietà nei suoi confronti: i sondaggi lo danno in crescita di popolarità», commenta D’Alema, invitando il Cavaliere a «prenderla con filosofia», perché come lui stesso può testimoniare «si vive bene pure fuori dal Parlamento». Ma D’Alema ne ha anche per i “suoi”, per quegli esponenti della sinistra che negli anni lo hanno accusato di inciuciare col Cav, anche alla luce della Bicamerale. «Alcuni della sinistra hanno diffuso le calunnie sugli inciuci e sugli accordi di potere con Berlusconi. Forse – spiega – perché essendo una persona non facile da affrontare vis à vis alcuni hanno pensato di pugnalarmi alla schiena usando bugie». Allora meglio l’inviso Matteo Renzi, perché «gli va riconosciuto il fatto che non ha mai cercato di colpirmi a tradimento». «Mi ha affrontato a viso aperto e questo gli fa onore», aggiunge l’ex premier, spiegando che l’accusa di berlusconismo rivolta al sindaco di Firenze «non è priva di fondamento». «Ma non è un’accusa morale, bensì politica: Renzi ha una concezione della leadership plebiscitaria non lontana da quella di Berlusconi», precisa D’Alema, dimostrando di nuovo di saper distinguere i piani.