Concorsone a Roma, “protesta delle buste” a piazza Santi Apostoli. La parola ora passa alla procura

La chiamano la “protesta delle buste”. Tutti in piazza Santi Apostoli a Roma per protestare contro il probabile annullamento del concorsone. Più di duecento candidati che hanno superato le prove scritte stanno sventolando buste bianche contro lo stop alla selezione. Quelle buste potrebbero essere state trasparenti e quindi strumento di inghippi e di caos. Tutti contro il sindaco Ignazio Marino che venerdì ha diffuso la notizia che inciderà sulle vite di 300mila persone che avevano partecipato alla selezione per 1.995 posti in Comune. In trentamila avevano superato la preselezione, ma la prima prova scritta, che doveva svolgersi con la garanzia dell’anonimato, secondo la verifiche ordinate da Marino e dal vicesindaco Luigi Nieri avrebbero fatto emergere un problema: le buste erano quasi trasparenti. “Non è il concorso ad essere truccato ma la nostra generazione ad essere truffata”, si legge su un cartello, mentre su uno striscione campeggia la scritta “Raccomandati a nostra insaputa”. I manifestanti, che hanno partecipato al concorso, intonano cori: «Marino, non scherzare col nostro destino”. Su un altro striscione si legge “La Costituzione non è un’opinione, articolo 1 e 97: avanti con il concorsone”. Le persone in piazza spiegano le proprie ragioni. «Io ho partecipato al concorso di polizia municipale – racconta Valeria, 38 anni – e la storia delle buste trasparenti non mi convince. A mio parere tutto questo è stato fatto per posticipare l’assunzione, a causa della carenza di fondi. In caso di annullamento, non sono tutelata. Sono onesta e non potrò ripetere il concorso».  Claudia, romana di 30 anni, le fa eco: «Ho fatto il concorso per istruttori del turismo e dello sport. Sono in piazza per difendere in primis la mia trasparenza, e non quella delle buste, perché siamo stati tacciati dal sindaco di essere un esercito di raccomandati, mentre a noi sembra tanto una manovra politica per non assumere le persone che si era promesso di assumere, e per uscirne come paladini della giustizia. Se la prova che abbiamo fatto fosse annullata, sarei pronta a fare ricorso». L’ultima parola sul caso ora comunque spetterà alla magistratura, ma il Campidoglio in queste ore dovrebbe ufficializzare l’annullamento del maxi concorso. La commissione che sta analizzando le anomalie che hanno riguardato le prove d’esame, compresa l’avvocatura e i responsabili del personale del Capidoglio stanno ultimando gli accertamenti e a breve dovrebbero rendere pubblica la loro decisione. La procura dovrà decidere se aprire in fascicolo. Nel caso non dovesse ravvisare problemi che inficiano il maxi concorso, le prove potrebbero ritenersi a quel punto valide. Uno dei compiti della magistratura sarà quello di verificare l’operato della Praxi, la società che ha coordinato il concorsone e che ha avuto un ruolo nella selezione del personale anche nell’Atac durante la vicenda “Parentopoli”. Nell’ipotesi di annullamento del concorso innumerevoli potrebbero essere i ricorsi. Secondo il segretario della Uil Fpl di Roma Sandro Bernardini «è paradossale che alcuni dirigenti nominati per effettuare i controlli sulla regolarità o meno abbiano fatto parte delle commissioni dei concorsi “incriminati”: i controllori corrispondono ai controllati».