Con la scusa del vertice Italia-Francia i No Tav scatenano la guerriglia a Roma: sette agenti feriti

Cariche della polizia e lancio di bombe carta da parte dei manifestanti, con un bilancio di sette agenti feriti, di cui uno colpito al volto da un sanpietrino. È stato un altro pomeriggio di tensione e disagio per il centro di Roma, dove No Tav, antagonisti e immigrati si sono dati appuntamento in concomitanza con il vertice Italia-Francia, che tra i punti all’ordine del giorno aveva anche l’Alta velocità, confermata come impegno prioritario da parte di entrambi i governi. Il vertice, al quale oltre al premier Enrico Letta e al presidente francese Francois Hollande, hanno partecipato 11 ministri per ciascuna delegazione, si è svolto a Villa Madama, ai piedi di Monte Mario. I manifestanti, un migliaio in tutto, invece, si sono ritrovati in una Campo de’ Fiori blindatissima e, soprattutto, a due passi dall’ambasciata francese. Da lì hanno provato a partire in corteo, sebbene non avessero l’autorizzazione. È stato allora che si sono creati i maggiori momenti di tensione con le forze dell’ordine. Al tentativo di forzare il blocco, infatti, gli agenti hanno risposto con cariche di alleggerimento, alle quali gli antagonisti hanno risposto a loro volta lancio di petardi, bombe carta e bottiglie. Una scena che si è ripetuta più volte lungo una via dei Giubbonari con serrande abbassate e persone asserragliate nei negozi e non solo. Sulla strada si affaccia anche una storica sede del Pd, contro cui i manifestanti si sono accaniti con atti vandalici: i tazebao sono stati divelti e usati come bastoni, la targa esterna è stata imbrattata e imbrattati sono stati anche i muri. Alcuni militanti che si trovavano in sede si sono dovuti barricare dentro. «Erano bestie mosse da un odio bestiale», ha raccontato Giulia Urso, segretario della sezione, che ha «tentato di parlare con quei ragazzi, capire le loro motivazioni, la loro protesta, ma non mi stavano proprio a sentire, per loro ero il Pd e basta e mi odiavano per questo». In sede è poi arrivato anche il candidato alle primarie Gianni Cuperlo, per il quale «l’assalto alle sedi dei partiti è un comportamento fascista». Anche la sede nazionale del Pd, in via Sant’Andrea delle Fratte, aveva subito poco prima una sorte simile: circa ottanta antagonisti vi si erano diretti dopo il voto che ha confermato la fiducia al ministro Cancellieri, cercando di entrare e “accontentandosi” di lanciare petardi dopo essere stati respinti dalle forze dell’ordine. Gli stessi, poi, si sono diretti contro la sede del Cipe in via delle Marcede e anche lì sono stati dispersi dalla polizia, prima di ricongiungersi al grosso della manifestazione e dare vita con gli altri a questa ennesima guerriglia che ha tenuto Roma in ostaggio. Oltre al blocco di Campo de’ Fiori, dove a un certo punto gli antagonisti hanno usato anche le fioriere di ghisa per fare le barricate (uno dei sette agenti feriti è stato colpito proprio da una fioriera, usata come “ariete”), i disagi sono rimbalzati per tutto il centro storico e le zone limitrofe, anche perché alla fine e nonostante la guerriglia già inscenata i manifestanti hanno ottenuto il via libera della Questura per il corteo, con meta Circo Massimo. Durante la sfilata, scortati dalle forze dell’ordine, hanno scandito insulti contro Letta e Hollande e di fatto costretto alla paralisi un altro pezzo di città.