Con esecuzioni di massa (80 in pochi giorni) la Corea del Nord ricorda al mondo il suo regime comunista

Ottanta persone sono state giustiziate in pubblico all’inizio di novembre in sette città della Corea del Nord, in quelle che sono considerate le prime esecuzioni su vasta scala sotto il “regno” comunista del “giovane generale” Kim Jong-un. Gli episodi, nella ricostruzione del quotidiano sudcoreano “JoongAng” in base a fonti anonime e in contatto con Pyongyang, risalgono al 3 novembre e hanno il carattere apparente della punizione esemplare per reati “relativamente” leggeri: dalla visione di film sudcoreani (“vietatissimi”) alla distribuzione di materiale pornografico, al possesso della Bibbia. A quasi un mese dal secondo anno della presa del potere, il giovane dittatore – che ha ereditato dal padre, il “caro Leader” Kim Jong-il, un arsenale nucleare, un esercito di 1,2 milioni di soldati (il quarto più numeroso al mondo), un Paese con risorse naturali del valore di centinaia di miliardi di dollari e una popolazione di 24 milioni di abitanti – sembra aver sposato il pugno di ferro con una stretta pesantissima dopo le purghe fatte nelle forze armate. Una decina di persone sono state giustiziate in città quali Wonsan (provincia di Kangwon), Chongjin (Nord Hamgyong), Sariwon (Nord Hwanghae) e Pyongsong (Sud Pyongan), mentre Pyongyang è stata risparmiata a conferma di una particolare attenzione di Kim per la capitale, sede dell’elite del regime comunista. A Wonsan, secondo la fonte, in otto sono stati incappucciati e legati a pali all’interno dello Shinpoong Stadium e, davanti a 10.000 spettatori “forzati” (bambini inclusi), sono stati finiti a colpi di mitragliatrice. Il destino di complici o parenti di coloro che risultano implicati nei presunti crimini è segnato dall’invio nei campi di lavoro e di rieducazione. La ragione delle esecuzioni non è chiara: come avvenuto in passato, l’ipotesi più accreditata è quella di misure estreme al fine di stroncare disordini pubblici o “accelerazioni su forme di capitalismo” in progetti di sviluppo voluti dal governo centrale comunista. Wonsan è una città simbolo nei piani di Kim visto che, oltre ad avere uno dei principali porti del Paese, è al centro di un programma di trasformazione radicale in destinazione turistica con aeroporto e alberghi al servizio di una stazione sciistica in costruzione sul vicino monte Masik che dovrebbe essere inaugurata entro fine anno.