Civati furioso prima si allinea e poi insulta: «Nel Pd abbiamo un gruppo dirigente di stronzi…»

Di psicodramma in psicodramma il Pd si è già sfaldato. E non sarà facile il compito che attende Matteo Renzi, quando e se ne prenderà la guida. Il “caso Cancellieri” ha riportato a galla le contraddizioni che conosciamo, e che non riguardano più soltanto l’incompatibilità delle anime interne ma soprattutto le dinamiche decisionali della struttura-partito, la dialettica maggioranza-minoranza che o sfocia in una scissione (il caso dell’ex Pdl è ancora fresco…) o produce lacerazioni non più ricucibili.

Pippo Civati, furioso per la piega che hanno preso le cose nel Pd dopo l’intervento in cui Enrico Letta ha difeso se stesso, il governo e Annamaria Cancellieri, si è sfogato sul suo blog con parole durissime: “Il Pd – attacca – si merita un altro gruppo dirigente. Persone che non facciano gli stronzi con le minoranze, non facciano i prepotenti con chi non la pensa come loro, e tutto quello che dice chi li comanda”.  Eppure in aula, per disciplina di partito, ha votato no alla sfiducia. Siamo alle solite: Civati cerca di costruire il suo “personaggio” invocando quella libertà di dibattito e di manovra che è la prima causa di indebolimento dei partiti tradizionali. Maggioranza e minoranza, dentro i partiti, contrattano le posizioni, i posti, fissano i paletti oltre i quali non è possibile spingersi. Ed era ovvio, in questo caso, che silurare Annamaria Cancellieri significava silurare anche il premier Enrico Letta. La politica è anche realismo, scelta delle opportunità, comprensione della complessità del contesto. Civati si fa portavoce di quella parte della sinistra che ancora considera l’invocare le dimissioni di un ministro o di un avversario come un atto “liberatorio”, come una necessaria “purificazione”. È anche questo frutto di una mentalità vecchia, scollata dalle vere esigenze del Paese che sempre vengono invece usate come scusa dai Savonarola di turno (parlano per se stessi e dicono di parlare per la “gente”). Ma il problema incrostato su questo dibattito sta ancora tutto lì, irrisolvibile, ormai da troppi anni: il partito come lo abbiamo conosciuto per tutto il Novecento è tramontato ma al suo posto non si vede un’alternativa credibile. Il caos che impera nel M5S sta lì a dimostrarlo. La minoranza non va strapazzata troppo, è vero, ma sempre minoranza rimane. Prendere a parolacce i capi del Pd rappresenta solo la reazione stizzita di chi è perdente. Come se fosse una guerricciola tra scolaretti… mentre i partiti, un tempo, erano una cosa seria. E anche i dissidenti erano una cosa seria (non è che si ribellavano a giorni alterni, per poi mandare tutti al diavolo su un blog).