Caso Shalabayeva. L’accusa dei periti di parte: falsificato il documento della figlia Alua

Il caso di Alma Shalabayeva, la moglie del dissidente kazako Ablyazov arrestata e rimpatriata ad Almaty, si arricchisce di un nuovo particolare. Secondo una perizia di parte, ordinata dai legali della figlia più grande ai Alma, sarebbe stato falsificato il documento della bambina di sei anni, Alua, che non avrebbe, senza quel pezzo di carta, potuto seguire la madre nel rimpatrio. Senza quel documento, dunque, anche l’espulsione di Alma sarebbe saltata per non separare madre e figlia. Per questo motivo sarebbe stato realizzato in fretta e furia all’ambasciata kazaka, secondo la perizia di parte, un documento valido un solo giorno con foto a colori della bimba e timbro, il quale documento attestava che la ragazzina è cittadina del Kazakhistan. La foto sarebbe stata copiata con uno scanner dal passaporto centrafricano della Shalabayeva, che riportava la foto della figlioletta Alua. Ma quel passaporto era stato sequestrato dalla polizia durante il blitz nella villa a Casal Palocco del 28 maggio scorso. Chi lo ha fornito all’ambasciata kazaka e perché? Ed è su questo punto che i legali lasciano ipotizzare un qualche legame tra la questura di Roma e l’ambasciata kazaka per affrettare i tempi dell’espulsione.

Le ultime notizie su Alma Shalabayeva risalgono ai primi di ottobre, dopo l’incontro tra la donna e una delegazione della commissione diritti umani del Senato. I parlamentari italiani hanno riferito di non avere riscontrato alcuna violazione dei diritti umani. Ma Alma Shalabayeva ha sostenuto con la delegazione di avere bisogno di aiuto e di essere costantemente spiata.