Caos Pd: Macaluso parla di “bocciofila”, Pittella di “ospedale psichiatrico”. Esplode il caso Frosinone

Tutto da rifare, almeno a Frosinone dove il caos delle tessere fa resuscitare il vecchio fantasma della questione morale di berlingueriana memoria. Se un imbarazzato Epifani promette massima severità e trasparenza sullo svolgimento dei congressi, l’osservatorio “privilegiato” del capoluogo ciociaro conferma lo scandalo delle tesseramento gonfiato con iscritti lievitati nel giro di poche ore in un valzer di veleni, accuse reciproche e affondi contro i signori delle tessere. La commissione regionale di garanzia di Frosinone, guidata da Piero Badaloni,  dopo aver letto ricorsi presentati da tre dei quattro candidati alla segreteria (Sara Battisti, Alessandro Martini e Mario d’Alessandro) che si sono sospesi dalla competizione, è intenzionata a far ripetere i venticinque congressi di circolo svoltisi tra sabato e domenica. E il caso Frosinone travalica i confini del Lazio per finire sul tavolo della commissione di garanzia nazionale. Un fenomeno isolato? Non sembra, ad ammettere il contagio del virus è lo stesso Gianni Cuperlo che non vuole minimizzare: «Ci sono stati fenomeni  gravissimi che non possiamo sottovalutare. Dobbiamo dimostrare ai nostri iscritti che possono ancora credere in questo partito e dobbiamo dare il segnale che il Pd affronta queste discussione in modo serio». Intanto lo stop al reclutamento degli iscritti, deciso ieri dal segretario-pontiere, continua ad agitare le acque rimescolando gli schieramenti. Stando alla proposta i convertiti dell’ultima ora e i delusi dal cuore tenero avranno tempo “solo” fino a domenica sera per iscriversi al Pd, come aveva suggerito proprio Cuperlo. Ma il blocco del tesseramento deve essere vincolato al via libero di tutti i competitor e come sempre l’unanimità non è di casa nel Pd. Il sindaco di Firenze accetta di malavoglia a patto che si torni  a parlare di «cose concrete» mentre Pippo Civati si mette di traverso («mi sorprende che Renzi abbia cambiato idea anche su questo») e il povero Gianni Pittella, che come quarto candidato rischia di rimanere a casa, parla di regole demenziali: «Epifani ha deciso lo stop senza chiamarmi, io l’ho saputo dalle agenzie. Comunque si tratta di una decisione tardiva, il gonfiamento delle tessere c’è già stato. I congressi locali e provinciali ci sono già stati».

Tranchant il giudizio di un padre nobile come Emanuele Macaluso. «Nemmeno alla bocciofila ci si può iscrivere un minuto prima della gara… Poi non ci si può lamentare se avanza il grillismo. Non sono incidenti accaduti strada facendo  – dice l’ex dirigente comunista –  hanno deciso all’unanimità di far iscrivere chiunque sino a un secondo prima del voto. È chiaro che è un modo per giustificare, in anticipo, un tesseramento gonfiato». D’accordo con il rimedio tardivo anche Francesco Boccia: «È stata fatta la sciocchezza dai quattro candidati segretari di accettare l’idea, per me  stupida, di consentire il tesseramento aperto fino all’ultimo giorno. Vi sembra normale? Io sono all’antica, per me ha senso fare votare quelli che si scrivono ogni anno, e invece c’è gente che si iscrive solo l’anno del Congresso». All’interno del Pd – rincare la dose Paolo Gentiloni – tutti sanno che il sistema del tesseramento, nello stile del vecchio Pci o della Dc è morto, ma «molti» ancora praticano quel sistema. Il responsabile dell’organizzazione, Davide Zoggia, invece, con piglio notarile fa il punto sull’esito degli 88 congressi provinciali «Hanno votato circa 320mila iscritti e si è registrata, nonostante i tempi strettissimi, una significativa partecipazione democratica. L’età media dei nuovi eletti è molto bassa e, fino a questo momento, sono state elette 15 donne». Come se niente fosse.