Burt Lancaster a 100 anni dalla nascita: si rinnova il mito dell’acrobata di Hollywood

Un funambolo sul filo del successo, sospeso tra passione circense e ambizioni istrioniche, tra talento eclettico e fascino decisamente cinematografico, e sempre e comunque fermo sostenitore dei diritti civili e costituzionali delle minoranze. La vita di Burt Lancaster, che proprio domani avrebbe compiuto 100 anni se un infarto dagli esiti letali non lo avesse spento in un giorno di ottobre del 1994, è paragonabile davvero a uno dei copioni da lui portati al successo: mettere insieme i volti dei gangsters, dei cow boy, dei soldati e degli eroi romantici a cui ha dato spessore interpretativo sul grande schermo, significa infatti anche ricostruire il puzzle della sua poliedrica personalità, garbata e passionale, flemmatica ma anche combattiva. Per questo, pochi divi di Hollywood hanno saputo come lui destreggiarsi tra il mostrare i muscoli e il restare impassibilmente fieri, tra l’essere ruvido e irresistibilmente travolgente. Per questo, nel corso di una carriera lunga e brillante, costellata di riconoscimenti critici andati sempre a confermare e rinfocolare un indiscusso successo popolare, Burt Lancaster è stato, tra gli altri, l’indimenticabile principe di Salina nel Gattopardo di Visconti; il delinquente di piccolo cabotaggio in disarmo di Atlantic City, firmato Louis Malle; l’ergastolano dalla personalità sfaccettata ne L’uomo di Alcatraz di John Frankenheimer, e un generale fascista in Sette giorni a maggio, sempre di Frankenheimer, in cui l’attore giganteggia in una prova memorabile in antagonismo diretto con le performance dell’amico e collega, Kirk Douglas. E per questo, e molto altro ancora, il ricordo di Burt Lancaster è scolpito a caratteri di fuoco nell’immaginario collettivo come uno dei protagonisti della scena hollywoodiana di vecchia scuola: quella fatta di gavetta e di occasioni imperdibili, di imprevisti del destino e di scelte coraggiose, di fortuna sapientemente aiutata dall’audace capacità di saperla sfruttare a proprio vantaggio. Per questo “Big Burt”– come lo chiamavano gli amici – fisico atletico e sorriso “smart”, nato nella povera Harlem, e che ottiene una borsa di studio alla New York University, salvo poi rinunciarci per fare l’acrobata in giro per l’America, ha dimostrato di avere decisamente carattere. Carattere, coraggio e umiltà: doti indispensabili per optare per un cambiamento, non sempre migliorativo. Tanto che, acrobata di circo per ben dieci anni (solo la slogatura di un polso lo costrinse a mollare), Lancaster si è improvvisato anche commesso in un grande magazzino, dipendente di una fabbrica di refrigeratori e poi alle biglietterie della Cbs di New York. Volontario durante la seconda guerra mondiale, nel ’43 viene inviato prima in Africa e poi in Italia, dove incontra Norma Anderson, dal matrimonio con la quale sarebbero nati cinque figli, prima di divorziare. Dopo il congedo, il primo ciak di una nuova vita: arriva il teatro a Broadway e fioccano le prime proposte a Hollywood. La sua carriera, ricca di quasi 100 film, un Oscar conquistato nel 1960 per Il figlio di Giuda, e la Coppa Volpi alla Mostra del cinema di Venezia per L’uomo di Alcatraz nel ’62, annovera titoli western e noir, commedie romantiche e pellicole d’avventura come Il corsaro dell’isola verde e Trapezio, accanto a film d’autore del calibro di Piombo Rovente e Vincitori e vinti. In Italia ha lavorato spesso: oltre che ai due film di Visconti (Il Gattopardo e Ritratto di famiglia in un interno), Lancaster ha partecipato alla pellicola corale di Bernardo Bertolucci, Novecento, a La pelle di Liliana Cavani, a Il giorno prima di Giuliano Montaldo. Ma per tutti è, e resterà sempre, soprattutto, il Sergente Milton Warden travolto dalle onde in un bacio appassionato con Deborah Kerr, in una delle sequenze più conosciute e amate della storia del cinema.