Berlusconi riuscì a mettere pace tra Bush e Putin: perché ora non riesce a rasserenare il clima nel Pdl?

Silvio Berlusconi ha tra i suoi vanti – e non a torto – quello di aver spinto Stati Uniti e Russa a un accordo. Era il 28 maggio del 2002, oltre dieci anni fa, quando il Cavaliere accolse i due amici George Bush e Vladimir Putin all’aeroporto militare di Pratica di Mare. I rapporti tra le due superpotenze erano stati pessimi fino ad allora, ma in occasione della riunione di venti capi di Stato e di governo Berlusconi riuscì a far stringere la mano ai due leader, facendosi immortalare come regista dell’operazione da tutta la stampa mondiale. Lo stesso Berlusconi qualche anno prima era riuscito in un’altra difficile impresa, rimettendo assieme per le elezioni vittoriose del 2001 Alleanza Nazionale e la Lega, dopo che lo scontro tra i due partiti era arrivato all’inverosimile e dopo che Gianfranco Fini in un’intervista al Corriere della Sera del 3 settembre 1997 disse che con il Senatur non avrebbe più preso «nemmeno un caffè». Dopo quattro anni Fini e Bossi erano nello stesso governo e firmarono assieme la legge sull’immigrazione.

Questi due episodi dimostrano la capacità di Berlusconi, interna ed internazionale, di mediare, di trovare soluzioni ai conflitti, di metter pace. Capacità che lui spiegava definendosi «concavo e convesso». Questo prezioso dono, però, si è dissolto dopo la sconfitta del 2006 per una manciata di voti e la crisi umana vissuta dal Cavaliere anche per dolori personali. Da allora le cose hanno preso una piega diversa, prima con Marco Follini, poi con Pierferdinando Casini, poi con Fini e infine con Giulio Tremonti. L’uomo sempre intento a ricercare accordi ha collezionato rotture su rotture ed oggi non riesce a replicare la stretta di mano che promosse con Bush e Putin neanche con Angelino Alfano e Raffaele Fitto. Stamattina Alfano ha cercato di offrire un assist alla pacificazione interna al Pdl e in un’intervista sul Corriere della Sera ha auspicato l’unità del partito in occasione del Consiglio nazionale di sabato e ha chiarito che lui e i suoi sodali «di sicuro non andremmo a rovinare la festa al nostro presidente mentre tiene a battesimo la nascita della nuova Forza Italia». Poche ore dopo l’intervista in cui il vicepremier confidava che il Consiglio nazionale «sia un giorno di festa per tutti» è arrivata la durissima reazione di Fitto, leader dei lealisti che spingono Berlusconi a mollare il governo e i suoi ministri che ne fanno parte. L’ex governatore pugliese ha invitato Alfano a smetterla con ipocrisie e parole dolci, dicendo che Angelino non vuole «un giorno di festa per tutti» ma «vuol fare la festa a Berlusconi». Il ramoscello d’ulivo è stato quindi rispedito al mittente.

Da quanto accade è evidente che o Berlusconi è il regista dei lealisti e quindi non ha alcuna voglia di metter pace oppure non controlla più né innovatori né lealisti e quindi non può più metter pace. Tutto questo undici anni dopo aver “costretto” all’accordo Usa e Russia, Bush e Putin. Allora poteva osare tanto, oggi gli è impossibile far dialogare due persone che devono tutto a lui.