Berlusconi non molla: «Dimissioni? Mai, anzi li sfido: devono votare la mia decadenza e poi vergognarsi»

«Non mi dimetto prima, non ci penso nemmeno. Aspetterò che votino. Che si assumano la responsabilità di una cosa di cui si dovranno vergognare per sempre». Silvio Berlusconi, in un’intervista al Mattino, affronta il tema dell’imminente voto sulla decadenza, previsto per il 27,  con spirito battagliero: «Un’occasione che nella mia buona fede darà a chi voterà. Un’occasione per mettere il filtro della dignità politica a una sentenza irrealistica e condizionata dal desiderio di eliminare Silvio Berlusconi come ostacolo alla presa del potere da parte della sinistra». Berlusconi ritiene che “quello che mi ha condannato è un processo viziato da un chiaro intento politico e – annuncia – lo dimostrerò”, “presto arriveranno dagli Usa testimonianze decisive, prove del fatto che il fisco americano ha acclarato la configurazione veritiera delle compagnie off-shore che, secondo i giudici della sezione feriale della Cassazione, mi vedrebbero socio occulto del finanziere Agrama”. Sulle larghe intese, Berlusconi afferma: «Ci siamo accontentati di cinque ministri su 23, siamo stati disponibili e loro ci hanno risposto con un omicidio politico». Del resto, aggiunge, “il Pd doveva concedere agibilità politica all’alleato, invece vuole eliminarmi”. Sulla scissione del suo partito, Berlusconi osserva: «Forza Italia è al 20,1%, Ncd al 3,6, la nostra gente non capisce la scissione» ma, aggiunge, «nessuna frattura è insuperabile. Se dovessero capire di aver commesso un errore, noi saremmo tutti lieti di un ritorno all’unità». «Il voto decadenza – fa quindi sapere Berlusconi – è il punto di non ritorno oltre il quale ci regoleremo soltanto in base all’esame dei contenuti della finanziaria. Perché mai si dovrebbe tornare al voto?», chiede inoltre il Cavaliere “il governo non ha forse raggiunto una maggioranza in grado di reggere anche se noi passeremo all’opposizione?”. In ogni caso, aggiunge, contro Matteo Renzi, “abbiamo un colpo segreto”.