Il Cavaliere anticipa al 16 novembre il Consiglio nazionale. Il partito si “conta” sul passaggio a FI

Silvio Berlusconi stringe i tempi e anticipa al 16 novembre il consiglio nazionale (in un primo momento fissato per l’8 dicembre) in cui si dovrà votare lo scioglimento del Pdl e il passaggio a Forza Italia con conseguente azzeramento di tutte le cariche. Un passaggio non indolore visto che l’azzeramento delle cariche coinvolge proprio Angelino Alfano, leader dell’anima governativa e “moderata”. Da questo momento dunque partono le trattative per scongiurare la conta interna e un’eventuale spaccatura che non sarebbe più ricucibile.

Subito dopo il Consiglio nazionale il partito dovrà infatti presentarsi compatto al voto sulla decadenza di Berlusconi, fornendo all’esterno l’immagine di una classe dirigente che fa quadrato attorno al suo leader perseguitato dai “nemici”. Gli alfaniani avevano infatti tutto l’interesse ad allungare i tempi per lavorare magari a un progetto alternativo a Forza Italia, ma Berlusconi non ha concesso loro ulteriore spazio di manovra convocando per il 16 novembre gli ottocento membri del Consiglio nazionale. E prima ancora che il dibattito in senso al Consiglio abbia luogo è stato l’ex coordinatore del partito Sandro Bondi a mettere nero su bianco il suo auspicio: un partito unito e senza correnti, la cui linea dev’essere quella della difesa ad oltranza di Berlusconi, che gli avversari vorrebbero cancellare dalla scena politica per far scomparire il centrodestra. “Se il Pdl-Forza Italia – è il monito di Bondi – si avvia a diventare un partito di correnti, animosamente contrapposte sulla base di ragioni di puro potere, e se la prospettiva è quella di accettare supinamente, pur con qualche vibrante dichiarazione di facciata, la decadenza di Berlusconi dal Parlamento, oltre al fatto di dover votare a qualunque costo una legge di stabilità che contribuirà a peggiorare la crisi e la sofferenza di tutti gli italiani, personalmente dopo tanti anni di onesto impegno non potrò approvare e riconoscermi in queste scelte”. Per i “lealisti” dunque, di cui Bondi è voce autorevole, il voto sulla decadenza è lo spartiacque definitivo. Se decade il Cavaliere nessun compromesso sarà più possibile con il Pd e con il governo Letta. E su questo punto il Consiglio nazionale dovrà dare il 16 novembre una risposta chiara, altrimenti la spaccatura sarà inevitabile.