Barilla di nuovo in ginocchio dai gay. Basta, è diventato un tormentone indigesto

Ora sta diventando un tormentone indigesto, di una noia mortale: Barilla parla ai gay, i gay parlano a Barilla, camminano tutti sulla stessa strada, quanto siete bravi, ma che dici? sei tu il più bravo. Dallo scontro frontale al volemose bene, con il re della pasta che continua a battersi il petto in segno di pentimento, pronto a fare qualsiasi cosa pur di far dimenticare la frase sulla preferenza per la famiglia composta da madre, padre e figlio. Manca solo che si metta in ginocchio sui sassi, pur di togliersi il peccato. A distanza di qualche giorno l’uno dall’altro, c’è sempre un comunicato di incontri e iniziative con gli omosessuali e la politica aziendale (mentre campeggiano i cartelloni pubblicitari sui megasconti per chi compra pacchi di pasta Barilla in un determinato supermercato) sembra incentrata solo sul tentativo di sgombrare il campo dalla macchia. «Nei prossimi anni cercheremo di strutturare un percorso di promozione della diversità interna all’azienda, che non significa solo diversità come orientamento sessuale, etero o omosessualità, ma anche diversità culturale, linguistica e religiosa», fa sapere Giuseppe Morici, Chief Marketing Officer Barilla, raccontando il nuovo impegno del gruppo emiliano verso le diversità e l’inclusione. L’azienda parmigiana ha infatti dato vita a un “Diversity & Inclusion Board”, coinvolgendo anche un leader mondiale del movimento Lgbt come David Mixner. Il gruppo, al cui vertice è stata messa una manager americana dell’azienda, si riunirà nei primi mesi del 2014. A proposito delle prossime campagne dell’azienda, Morici spiega: «Se ci saranno cambiamenti nella comunicazione non sarà per quello che è accaduto. Non abbiamo mai fatto scelte legate a considerazioni ulteriori rispetto a business e marketing. Già oggi la nostra comunicazione non necessariamente si incentra solo sul concetto di famiglia tradizionale: l’idea di famiglia tradizionale è uno dei concetti del marchio, non l’unico». Un dietrofront in piena regola. A quanto il prossimo pentimento?