Attenti, ci stiamo perdendo nel labirinto delle emergenze mentre la crisi continua a mordere

Distinguere i problemi serve a fare ordine e a cercare una via d’uscita. Ma quando è così visibile il filo conduttore che lega le emergenze, bisogna iniziare a seguirlo, altrimenti continueremo a mancare la via d’uscita e a perderci nel labirinto delle emergenze. La complessità della realtà italiana ci è esplosa in faccia quando, mentre l’Istat fotografava una disoccupazione in costante crescita, soprattutto nella componente giovanile, a Roma si stavano fronteggiando duramente le forze di polizia e i manifestanti, anzi no, i violenti che si nascondevano dietro ai caschi, alle maschere e all’alibi perfetto dell’emergenza casa.

Nel frattempo sono passate quasi inosservate altre rilevazioni, quelle provvisorie sull’inflazione, che parlavano di un rallentamento a ottobre della crescita dei prezzi, «nonostante l’aumento dell’aliquota Iva dal 21% al 22% scattato all’inizio del mese». L’Istat ha spiegato che la frenata dell’inflazione su base annua e il calo su mese riflettono la diminuzione dei prezzi dei beni energetici (tra cui la benzina), degli alimentari freschi e dei servizi delle comunicazioni. Ma è troppo presto per cantare vittoria, anche perché leggendo con attenzione i dati si viene a scoprire che gli incrementi tendenziali più elevati interessano abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+6,8%), trasporti (+6,1%) e istruzione (+3,1%). Insomma, spese ineludibili per le famiglie. Di sicuro, non si è arrestata la contrazione dei consumi, così come non si sono spenti gli allarmi degli esercenti o dei produttori agricoli.

Io non riesco a separare tutti questi problemi, perché vedo una contiguità, nell’emergenza abitativa, tra gli inquilini morosi incolpevoli e i piccoli proprietari, perché essi sono parte di quella massa sempre più ampia di coloro che vivono di reddito da lavoro e da pensione, ma non riescono ad arrivare alla fine del mese o che faticano a pagare le tasse. Tra questi vedo anche gli uomini delle Forze di Polizia. Tutti quanti nel tempo hanno scelto di acquistare sempre meno, senza saperlo comprano cibo scadente perché “conviene”, mettendo a rischio oltre alla loro salute anche un importante settore produttivo, l’agroalimentare. A loro volta potrebbero essere padri e madri disoccupati  e/o genitori, nonni, di quegli otto giovani su dieci che non trovano lavoro. Per me distinguere fra tutti questi problemi, non solo non aiuta a trovare una soluzione ma, a questo punto, fa persino comodo.

*Segretario generale Ugl