Arriva la smentita di Ghedini ma il “giallo” sulla richiesta di grazia di Berlusconi non è sciolto

Grazia sì, grazia no, forse. La rivelazione dell’ex senatore Marcello Dell’Utri, amico da sempre di Berlusconi, sulla richiesta presentata dai cinque figli del Cavaliere e poi smentita da Nicolò Ghedini e dal Colle, riapre un nuovo capitolo sulle mosse dell’ex premier a pochi giorni dal voto sulla decadenza e sui rapporti complicati con il Quirinale. «Notizia totalmente infondata», ha gelato Dell’Utri il legale e parlamentare del Pd, «non è mai arrivato nulla», smentisce una nota ufficiale del Colle. Si sarà persa in qualche ufficio? I figli non parlano, ma è stato lo stesso Berlusconi, nell’ennesima anticipazione del libro di Bruno Vespa uscito ieri, a tornare sull’argomento quattro giorni fa: «Mi dicono che per avere la grazia bisogna aver iniziato a scontare la pena. Dunque Napolitano sarebbe ancora in tempo…». Giallo nel giallo: il capo dello Stato avrebbe ricevuto riservatamente il 9 agosto scorso un “appunto” di Gianni Letta e Franco Coppi per un sondaggio “discreto” sulla possibilità di concedere la grazia. L’ipotesi fu poi accantonata dopo il gelo con Napolitano seguìto all’annucio delle dimissioni dei ministri del Pdl. Secondo Repubblica la richiesta di grazia c’è ed stata firmata lo scorso primo agosto, malgrado la secca smentita di Ghedini. E allora? Non è mai stata presentata, dunque tecnicamente non esiste. È possibile che gli eredi del Cav si siano mossi motu proprio e che poi siano stati stoppati dal padre che ha sempre rifiutato di presentare la domanda perché non suonasse come un’ammissione di colpa. Ma ora che il D-day si avvicina il Cavaliere è molto indeciso, a Gianni Letta, a Ennio Doris, ai figli a Confalonieri ripete ad alta voce quello che rimugina ogni notte: “Dopo il voto sulla decadenza sarò arrestato? Come farò a difendermi?”. Il tutto sullo sfondo degli ultimi ruggiti in vista del Consiglio nazionale del Pdl che, notizia dell’ultima ora, potrebbe slittare.