Apertura al mercato e stop alla politica del figlio unico: la Cina sulla strada delle riforme

Un’apertura al mercato e una all’abolizione della legge sul figlio unico. In Cina qualcosa sembra muoversi all’indomani del comitato centrale del Partito comunista, il massimo organo dirigente del Paese. Dopo una quattro giorni blindatissima,che si è svolta in un albergo alla periferia di Pechino, i 376 membri dell’organismo hanno dato il via libera a un documento in cui sono prefigurate le due riforme, ognuna a suo modo molto attesa. Della prima aveva parlato lunedì il segretario al Tesoro americano, Jack Lew, in un intervento sul Wall Street Journal, alla vigilia di un suo viaggio in Asia. «Gli Stati Uniti e l’Asia sono due pilastri vitali dell’economia globale. Sono in Asia questa settimana per rafforzare la nostra cooperazione per aumentare la domanda», ha scritto Lew, secondo il quale la Cina dovrebbe muoversi più rapidamente verso un sistema di cambi orientato dal mercato. Il problema è reciproco: il mercato globale ha bisgono della Cina, ma la Cina ha bisogno del mercato globale. Nel 2007 Pechino cresceva a un tasso del 14% annuo, i primi nove mesi di quest’anno sono “fermi” al 7%. Ne risentono le imprese private, sulle quali pesa tra l’altro un freno alle esportazioni causato dalla crisi internazionale. Nel documento del nuovo gruppo dirigente guidato dal presidente della Repubblica e segretario generale del partito, Xi Jinping, e dal premier, Ki Keqiang, si legge che «la questione centrale è rafforzare il rapporto tra governo e mercato», che secondo gli osservatori vuol dire che a beneficiare delle eventuali riforme saranno ancora i grandi monopoli e le lobby. Inoltre, c’è chi osserva che il testo forse influenzerà le riforme economiche, ma difficilmente avvierà quelle politiche. «Il comunicato è molto generico e non lascia spazio alla possibilità di riforme politiche», ha commentato Zhang Ming, professore alla Renmin University di Pechino, che ipotizza «per il prossimo futuro una riforma della proprietà terriera e probabilmente del sistema dei permessi di residenza, che oggi traccia una divisione netta tra residenti delle città e delle campagne». Gli osservatori appaiono più possibilisti sulla riforma del figlio unico, che dal 1979 vieta alle coppie che vivono in città di avere più di un bambino. Si tratta di una legge odiatissima dalla popolazione, anche perché la sua applicazione negli anni ha portato a conseguenze drammatiche, fra le quali per esempio gli aborti imposti a gravidanze molto avanzate. La possibilità che venga abolita è stata presentata come un fatto storico dalla stampa cinese e, probabilmente per una casualità, è stata resa nota nello stesso giorno in cui l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha votato l’ingresso della Cina nel Consiglio Onu per i diritti dell’uomo, insieme ad altre new entry inaspettate: Russia, Arabia Saudita e Cuba.