Anche Mazza e Urso scrivono sul ventennio berlusconiano. E all’ex amico Gianfranco Fini dicono che…

Con singolare tempismo, dopo l’uscita del libro di Gianfranco Fini, Il ventennio, arriva nelle libreria anche un altro testo dedicato agli ultimi due decenni della storia della destra. Lo hanno scritto Mauro Mazza – ex direttore di Rai1 – e Adolfo Urso – tra i colonnelli più vicini a Fini, con il quale ruppe dopo il congresso di Fli a Milano – e si intitola Vent’anni e una notte (ediz. Castelvecchi). I due autori si interrogano sull’ascesa e il declino di un personaggio politico, Gianfranco Fini appunto, delle cui imprese sono stati diretti testimoni. Mazza imputa la “rottura” con Fini alle ambizioni del cognato Giancarlo Tulliani i cui “appetiti” in Rai avrebbero provocato anche la fine dei rapporti tra lo stesso Fini e l’ex-dirigente Rai Guido Paglia. Mazza si spinge addirittura a formulare l’ipotesi che Fini lo avrebbe sponsorizzato come direttore di Rai1 – incarico rispetto al quale l’interessato avrebbe fatto resistenza… – proprio al fine di favorire poi Giancarlo Tulliani.

Adolfo Urso, nello spiegare la sua “delusione umana” rispetto ai rapporti con Gianfranco Fini, giudica un errore lo strappo con il Pdl, da lui pure seguito al punto da dimettersi nel 2010 da viceministro. C’è poi la critica, tutta politica, alla scelta di Fini di restare confinato a Montecitorio anziché abbandonare la poltrona di presidente della Camera per mettersi alla guida della nuova creatura politica, Futuro e libertà, da lui stesso fondata. E mentre Mauro Mazza, intervistato dal Giornale, si rifiuta di applicare la categoria del tradimento all’ex amico Gianfanco, lo stesso non sembra fare Urso, per il quale il “tradimento” si sostanzierebbe in una serie di errori commessi da Fini che non ha più al suo fianco la sua vecchia classe dirigente (della quale anche Urso faceva parte mentre, com’è noto, dopo il congresso di Fli a Milano Fini sceglie Italo Bocchino per guidare il nuovo partito, opzione che Urso non gli perdona).

Del libro di Urso e Mazza si sono occupati ampiamente Libero e Il Giornale, dando molto spazio, com’era da immaginarsi, alle critiche a Fini. Del caso ha scritto anche Alessandro Giuli (autore de Il passo delle oche) sul Foglio mostrandosi stupito del livore dei due autori verso un personaggio politico cui sono stati a lungo legati, eppure – scrive Giuli – “è così che i ragazzi del Secolo d’Italia (sia Urso che Mazza sono ex redattori del Secolo, ndr) ripagano la polizza sulla carriera assicurata loro dal Bottai di Val Cannuta”.