Alla scissione non c’è scampo. Le timide “aperture” sono soltanto tattiche

Se per Fabrizio Cicchitto le “condizioni per un dibattito sereno” nel Consiglio nazionale del Pdl non ci sono più, vuol dire che i “governativi” non parteciperanno ai lavori. Eppure non è detta l’ultima parola. E’ probabile che il voto sulla decadenza venga posticipato a dopo Natale per via dell’intasamento parlamentare che con l’obbligo di approvare la legge di Stabilità entro l’anno non può permettersi altre “distrazioni”.

Se ciò dovesse accadere Berlusconi non potrebbe più invocare la “pugnalata” degli avversari-alleati per staccare la spina al governo. Almeno in questa fase. Tutto risolto? Neanche per sogno. La vicenda è complicata dai rapporti interni al Pdl. Il logoramento si è esteso talmente da non poter essere più sanato. Come si pretende da chi si tira quotidianamente gli stracci addosso di rimettersi insieme e far finta di nulla? Stabilità o non Stabilità, il partito è al capolinea. La solita delicata performace televisiva della Mussolini contro un Alfano a suo dire “piangente” davanti a Berlusconi la dice lunga sullo stato dell’arte nel “partito dell’amore”.

Ormai l’incomunicabilità è totale; i rapporti umani prima che quelli politici si sono irrimediabilmente strappati. E certo Berlusconi, il vero capo dei falchi, non aiuta quando ai giovani virgulti di Forza Italia mette davanti un quadro a tinte fosche additando chi vorrebbe proseguire l’esperienza di governo dopo la sua defenestrazione da parlamentare come una sorta di “nemico”. Non rendendosi conto che inasprendo i toni rende più difficile la sua estrema difesa.

Se ne è reso conto Fedele Confalonieri che è “sceso in campo” nel tentativo di sedare gli animi, ma, a quanto pare, senza successo. Al punto in cui sono le cose nulla è più vano che esperire tentativi di conciliazioni. Basta porre mente al quadretto che si presenterebbe dopo settimane di villanie e accuse sanguinose agli occhi degli elettori di centrodestra se la foto opportunity dell’abbraccio corale prendesse a circolare come se nulla fosse accaduto. Perderebbero tutti la faccia, falchi, colombe, pitonesse e vari altri esemplari della fauna pidiellina.

Meglio, molto meglio ricominciare un altro cammino, anche perché un minuto dopo la riconciliazione di facciata si continuerebbe a litigare dietro le quinte e ben presto davanti ad esse. C’è una legge elettorale da approvare, un centrodestra da ridisegnare, un quadro politico da tenere unito per quanto è possibile: le gherminelle partitocratiche non sono consentite. Non sarebbero oltretutto comprese.

E’ per questo che Cicchitto ha ragione nel coltivare il suo realistico pessimismo. Vada come vada, si prenda atto che una storia è finita. L’accanimento terapeutico non serve a niente. O meglio serve soltanto a sfibrare il Paese guidato da un governo che, per quanto malmesso, è il solo che l’Italia si può permettere in questo momento. Verrà il tempo del chiarimento. Ma quando si apriranno le urne. E, sperabilmente, i partiti avranno sanato le loro ferite presentandosi agli elettori non come “straccioni di Valmy”, ma quali forze rappresentative di un elettorato che non ne può più di guerre intestine. Ciò vale per il Pdl, ma anche per il Pd sul cui indecoroso spettacolo in vista dell’8 dicembre molto c’è da dire anche se le vicende del mondo berlusconiano per ilo momento stanno offuscando quelle di Renzi e compagni.