Air France dice no alla ricapitalizzazione di Alitalia. Resta la partnership: il piano è coraggioso, ma…

Air France in una nota ufficiale ha comunicato che non sottoscriverà l’aumento di capitale Alitalia. La compagnia d’Oltralpe “però” conferma il suo impegno a restare un partner «leale e serio di Alitalia, nella continuità della partnership industriale in corso». Proprio ieri l’ex compagnia di bandiera aveva prorogato la sottoscrizione alla ricapitalizzazione da 300 milioni di euro al 27 novembre, in attesa di una possibile adesione in extremis del vettore transalpino che però non è arrivata. «Anche se la componente industriale del nuovo piano va nella direzione giusta e riceve il pieno sostegno di Air France-Klm, le necessarie misure di ristrutturazione finanziaria non sono ancora soddisfatte», ha detto l’amministratore delegato di  Air France-Klm, Alexandre de Juniac, che ha indorato la pillola parlando di un piano Alitalia «estremamente coraggioso”, vista la situazione molto difficile in cui si trova la compagnia. «Gabriele Del Torchio (l’ad di Alitalia, ndr) e la sua équipe stanno facendo un lavoro straordinario»,  ha aggiunto, «ma la ristrutturazione in corso e il proprio debito obbligano Air France ad essere particolarmente esigente». I francesi restano infatti il principale socio e partner industriale della nostra compagnia di bandiera, con una quota attuale del 25% e una partnership, siglata nel 2009 per un periodo di otto anni.  Sul fronte sindacale italiano, la Uil mostra i denti in caso di tagli del personale: «Noi non accetteremo esuberi», ha chiarito Luigi Angeletti, «non conosciamo i dettagli del piano industriale, però pensiamo che gli esuberi non siano la soluzione. La teoria di continuare a tagliare per far tornare i conti ovunque è stata applicata non ha funzionato e non ci convince, non solo dal punto di vista sociale e industriale». Il piano presentato da Gabriele Del Torchio al ministro dei trasporti Maurizio Lupi prevede la riduzione del numero di aerei a medio raggio con il mantenimento di ore volate rispetto al 2013 grazie a un miglior utilizzo della flotta e, per ora, non dice una parola su eventuali esuberi. Intanto l’ex ministro democratico Franco Bassanini, oggi al timone della Cassa depositi e prestiti, precisa che lo Statuto non prevede aiuti a imprese che non siano in condizioni di «stabile equilibrio economico e finanziario». E a chi sostiene che basterebbe cambiare lo statuto, Bassanini ha spiegato che non può essere fatto perché «le Fondazioni Bancarie sono contrarie, come hanno recentemente confermato» e quindi non si raggiungerebbe la maggioranza necessaria dei voti per modificarlo. «Inoltre – ha aggiunto – abbiamo dei vincoli europei che non possono rimuovere né il governo né il Parlamento».