Abruzzo, tangenti sugli eventi dannunziani? Ai domiciliari l’assessore alla cultura De Fanis, che nega le accuse

Sconcerto dall’alba di questa mattina in Abruzzo, dove nel corso dell’operazione denominata “il Vate” la Forestale ha arrestato l’assessore alla Cultura del Pdl Luigi De Fanis – ora ai domiciliari- la sua segretaria particolare e di due dipendenti regionali. I reati contestati sono concussione, truffa aggravata e peculato per l’organizzazione degli eventi celebrativi dell’anniversario dei 150 anni della nascita di Gabriele D’Annunzio. L’indagine, coordinata dal procuratore capo di Pescara, Federico De Siervo e dal sostituto procuratore Giuseppe Bellelli, riguarda le modalità di erogazione di contributi in base alla legge regionale 43/73 (la normativa su organizzazione e finanziamento di convegni e altre manifestazioni culturali) e, in particolare, l’erogazione di fondi per gli eventi celebrativi del 150° anniversario della nascita di Gabriele D’Annunzio (da qui il nome dell’operazione). Il tutto ha preso il via dalla denuncia di un imprenditore, Andrea Mascitti, il quale ha deciso di rivolgersi al corpo forestale dello Stato in seguito alle presunte richieste di denaro ricevute da parte dell’assessore De Fanis in cambio di fondi per l’organizzazione degli eventi celebrativi. In particolare, l’assessore avrebbe chiesto tangenti per l’organizzazione del concorso internazionale di musiche da film “Mario Nascimbene Award” e per un evento al Salone del Libro di Torino. L’importo dei fondi regionali sarebbe stato di circa 40 mila euro e la richiesta di mazzetta, a quanto si é appreso da fonti giudiziarie, sarebbe stata del 10%. «Senza le aggiunte per lui non avrei ottenuto il finanziamento. Avrei dovuto quindi gonfiare le spese», rivela Andrea Mascitti che a marzo è andato dai militari della Forestale a denunciare quanto accaduto, facendo così scattare l’inchiesta. Ma De Fanis è stato arrestato senza aver preso materialmente un euro, spiegano i legali. E per una sola promessa di tangente accertata di 1.150 euro. È quanto emerso dalla lettura del dispositivo che ha portato alla custodia ai domiciliari dell’assessore De Fanis. Il reato però, come spiegano a Palazzo di giustizia, si consuma con la semplice promessa. Stupore e sconcerto in seno alla stessa giunta regionale di centrodestra guidata dal presidente Gianni Chiodi. De Fanis è un medico impegnato nel sociale e con la passione per la politica. Segnato peraltro dalla morte del figlio, avvenuta cinque anni fa in seguito a un incidente stradale. Specializzato in Ortopedia, ha iniziato l’attività politica nella Democrazia Cristiana, nel 2001 è passato in Alleanza Nazionale, partito del quale è stato membro del direttivo provinciale, e quindi nel Pdl. È stato eletto consigliere regionale nel dicembre 2009 con 5.746 preferenze (in provincia di Chieti il secondo più votato) mentre le deleghe da assessore gli sono state affidate a gennaio del 2011 e riguardano Beni culturali, Politiche culturali, editoriali e dello spettacolo. De Fanis è volontario della protezione civile e, dopo la morte del figlio Orazio, avvenuta a novembre del 2007, collabora con l’Associazione vittime della strada. Scrive il suo legale, Domenico Frattura: «In merito alle notizie apparse su alcuni organi di stampa, si precisa che mai alcuna tangente o altra illegittima dazione è stata percepita dal mio assistito. Quanto contestato all’Assessore è infatti frutto di una non corretta ricostruzione dei fatti che verranno chiariti nelle sedi opportune – scrive il legale – Negli ambienti regionali è noto a tutti con quanta parsimonia e oculatezza il dottor De Fanis abbia amministrato il poco denaro a disposizione del suo assessorato; così com’è noto come fosse costume dell’assessore pagare di tasca propria molte delle spese sostenute in relazione allo svolgimento della sua attività istituzionale, senza neppure chiederne il rimborso. In attesa e nella certezza di poter chiarire ogni addebito, il dottor De Fanis esprime piena fiducia nell’operato della magistratura».