A Forza Italia non serve un Vietnam parlamentare, ma una strategia per ricomporre il centrodestra

Ed ora prepariamoci ad un nuovo passaggio parlamentare che sarà inevitabilmente drammatizzato da tutti i soggetti. Forza Italia ha chiesto ed ottenuto dal capo dello Stato una “verifica” dopo la fine della maggioranza che sosteneva il governo. Le forze politiche si affronteranno, dunque, in Parlamento non si sa bene per dirsi che cosa dal momento che l’esecutivo ha ottenuto la fiducia sulla legge di Stabilità e, da quanto dice Letta, ne è uscito addirittura rafforzato. E’ fin troppo evidente che il Vietnam a cui punta Forza Italia è soltanto all’inizio e ci si dovrà attendere ben altro dal partito del Cavaliere che cercherà inevitabilmente di trasformare le Aule di Camera e Senato in arene nelle quali duellare senza esclusione di colpi con chi sostiene il governo, rallentando manovre e provvedimenti fino alla sperata spallata finale della sfiducia che nelle procedure parlamentari può arrivare in qualsiasi momento, perfino sulla normativa più banale.

Far saltare il banco, dunque, è il solo obiettivo di Forza Italia. Non sappiamo con quale esito, né a qual fine. Se il risultato fosse quello di far cadere il governo e provocare la fine della legislatura gli strateghi del Cavaliere andrebbero incontro ad una cocente delusione: Napolitano per nessuna ragione al mondo scioglierebbe le Camere in assenza di una nuova legge elettorale e proverebbe a formare un nuovo governo posto che in numeri per farlo ci sono.

Davvero Forza Italia vuole ridurre la sua presenza politica ad una guerriglia permanente? Francamente, superato lo shock di questi giorni crediamo che dovrebbe attrezzarsi nel rilanciare una proposta politica tale da mettere in condizione anche le altre forze, ed in particolare quelle che fanno riferimento al centrodestra, di ricreare un clima se non idilliaco quanto meno accettabile sulle tante questioni che sono sul tappetto a cominciare dalle riforme istituzionali. Se si chiude a questa prospettiva il partito è destinato in breve tempo ad autoescludersi dal dibattito politico ed esiliarsi, in un certo modo, per “testimoniare” la fedeltà al capo e fare poco altro.

E’ fin troppo evidente che il suo obiettivo è ottenere un soddisfacente risultato alle elezioni europee alle quale correrà da sola e non in coalizione, dunque dovrà affrontare una concorrenza agguerritissima nel suo stesso campo. Ma anche su questa competizione gravano molte incertezze: innanzitutto, Berlusconi che non si potrà presentare in Italia davvero pensa di farsi eleggere in Paese straniero? Da un giro d’orizzonte non vediamo nessuna compagine disposta ad ospitarlo in una delle sue liste per intuibili motivi. E non candidandosi in Italia, lui che è il solo portatore di voti, come riuscirà a calamitare su Forza Italia i consensi. Il partito è Berlusconi: non si sfugge. E non esiste scorciatoia al riguardo. Dunque, anche   il successo che in molti danno per scontato è abbastanza a rischio. Inoltre, al di là dell’aspetto propagandistico, che cosa se ne farebbe dei voti se dovessero restare congelati in attesa della prova elettorale politica? E’ la risposta a questo interrogativo che si attende con ansia.

Passato il difficile momento è forse il caso di ripensare il centrodestra complessivamente. E Forza Italia, paradossalmente, dovrebbe prendere l’iniziativa. Certo, coprendo di insulti i concorrenti, a cominciare dai “traditori” cui non viene risparmiato niente in questi giorni, non s’incoraggia una ricomposizione che ci appare necessaria ed urgente.