A Forza Italia non resta che reclamare le elezioni, dall’opposizione non può fare altro

Forza Italia si appresta a passare all’opposizione. La legge di Stabilità, così com’è, non gli piace. Berlusconi non ha nessuna intenzione di “immolarsi” per Letta, considerando che il premier nulla ha fatto per impedire il voto di decadenza che, stabilità o meno, verrà espresso dal Senato il 27 novembre. E soprattutto, dice, il suo partito non può tradire gli elettori avallando un provvedimento che non riduce la spesa e soprattutto non affronta la riduzione della pressione fiscale. Motivi più che validi per disimpegnarsi, dunque.

Ma dopo che cosa farà Forza Italia? Dall’opposizione, con il Cavaliere fuori dal Parlamento in attesa che la sentenza diventi esecutiva e scatti l’affidamento ai servizi sociali, non molto. Potrà limitarsi, nell’immediato a polemizzare con il governo, la maggioranza, il Pd e soprattutto con il “Nuovo Centrodestra” di Alfano, ma il ritornello alla fine stancherà anche i più coriacei sostenitori di un’opposizione che si rivelerà inevitabilmente sterile e priva di prospettive. Ha una sola speranza Forza Italia, per dirla con  chiarezza: che tutto rovini e si apra la strada verso le elezioni anticipate alle quali, per effetto delle decadenza, Berlusconi comunque non potrà partecipare da candidato, ma nessuno comunque potrà impedirgli di fare campagna elettorale alla sua maniera prima che scatti l’interdizione, cioè fino a maggio presumibilmente.

E’ dunque più che certo che Forza Italia punterà, con tutte le sue forze, insieme con la Lega e con l’involontaria alleanza del Movimento Cinque Stelle a spingere affinché il capo dello Stato, volente o nolente sciolga anticipatamente le Camere. E’ il solo modo che Berlusconi ha per azzerare gli “scissionisti” i quali, verosimilmente, non saranno pronti per affrontare una campagna elettorale e riprendersi i voti – non tutti, beninteso – che considera suoi. E poi?

Ammesso che Napolitano resiste e si dimetta, aprendo una crisi sistemica dalle proporzioni inimmaginabili, questo Parlamento dovrà tuttavia prima eleggere un altro capo dello Stato e poi, eventualmente, dissolversi. I tempi saranno dunque lunghi e non è detto che in un periodo congruo non si vari una nuova legge elettorale non certo favorevole a Forza Italia ed al M5S che, con tutta probabilità, saranno messi ai margini delle trattative.

Non tutto, dunque, è scontato. Eppure passando all’opposizione senza più tentennamenti, a Forza Italia non resterà che gridare – non sappiamo se alle folle o nel deserto – che le elezioni sarebbero la sola via d’uscita dalla crisi politica. Non sarà facile convincere né l’elettorato, né i militanti, ma altri punti all’ordine del giorno il partito di Berlusconi non sembra averne. A meno che non si voglia considerare l’impegno nella selezione di “volti nuovi” tale da assorbire l’attività del rinato movimento. La cui classe dirigente dovrebbe, di fronte ad uno scenario siffatto, considerare autocriticamente che la crisi in cui versa è dovuta soprattutto alla mancanza di una pratica costante e coerente di una politica innovatrice e valoriale  politica che ha perduto per strada.

Inutile, come ha fatto Berlusconi, rimpiangere oggi i Colletti, i Baget Bozzo, i Melograni, gli Urbani, i Rebuffa e mettiamoci anche Pera: coloro che volontariamente si sono allontanati è perché vedevano lucidamente il naufragio di un progetto, mentre nulla è stato fatto per trattenere altri che pur avrebbero potuto dare un apporto critico ma generoso, appassionato e forse ruvido, intelligente ma veritiero ad uno schieramento che si è privato di visione per inseguire l’occasionalismo che ha finito per squassarlo.