Voto palese: la sinistra delle “regole” vuole la sua legge “ad personam”

Non sappiamo come andrà a finire la questione delle modalità di  voto dell’aula del Senato sulla decadenza di Berlusconi, se cioè sarà un voto segreto o un voto palese. Ma già il fatto che se ne parli così tanto e che del tema è stata investita la Giunta per il Regolamento di Palazzo  Madama  la dice lunga sulla cultura delle regole di chi si erge a paladino delle regole stesse. Parliamo di quel vasto fronte di “anime belle” e di intransigenti difensori dell’etica nella politica che va dal Pd a Sel al M5s e a vari settori di Scelta civica (prima e dopo la spaccatura). Dunque si dà il caso che il regolamento del Senato preveda il voto segreto laddove  si deve decidere dei diritti di libertà o sulla sorte dei singoli parlamentari. Ed è appunto il caso di Berlusconi. La ragione è semplice e non è affatto di poco conto: il voto del parlamentare sul destino di un altro parlamentare deve essere espresso nella massima  libertà e senza possibilità di condizionamenti. Solo il voto segreto può dare perfette garanzie in tal senso. Nella vulgata politico mediatica oggi in voga, soprattutto dopo il siluramento di Prodi da parte  dei 101 grandi elettori piddini, il voto segreto sembra diventato niente altro che il ricettacolo dei franchi tiratori, quasi un istituto concepito solo per favorire trame nell’ombra e accordi segreti. Il Pd e Sel  si sono  accodati alla richiesta del M5s di cambiare il regolamento del Senato con il chiaro ed evidente scopo di tagliare le unghie ai possibili franchi tiratori. Temono che un parte dei parlamentari presenti nelle proprie fila, intenzionati a tenersi stretto il seggio e a non rischiare di perderlo in eventuali elezioni anticipate oppure desiderosi di far sopravvivere l’esperienza delle larghe intese o per altri imprescrutabili motivi, possano alla fine decidere per il no alla decadenza e “salvare” Berlusconi.

Hanno ragione di temere una simile prospettiva? E chi lo sa? Ma non è questo il punto. Il punto è che la sinistra delle regole, quella che si gonfia il petto ogni volta che sente parlare di etica della responsabilità, di legalità ( dura lex sed lex, perbacco!), la sinistra che per vent’anni trae la sua forza e il suo cemento dall’accusa rivolta al centrodestra di  adottare leggi ad personam, questa stessa sinistra burbanzosa e giacobina, modifica una regola perché ciò corrisponde al suo interesse politico. E promuove appunto un cambiamento ad  personam (anzi, contra personam) di un regolamento parlamentare, che non ha proprio la stessa rilevanza, per i destini collettivi, di un regolamento condominiale. Divertente no? Le anime belle gettano la maschera. E tali anime  non si rivelano tanto diverse da quella che intenderebbero sradicare dal costume italiano. Ha proprio ragione il giurista Michele Ainis quando, a proposito del voto sulla decadenza di Berlusconi, rileva: «Noi italiani scambiamo le regole per tegole. Sicché, quando ci cascano addosso, le schiviamo»