Volano gli stracci tra Travaglio e i grillini: «Beppe stia zitto». «Marco? Un falso amico, non comprate il Fatto»

Continua il processo a Beppe Grillo per aver sfiduciato i senatori “colpevoli” dell’emendamento per la soppressione del reato di immigrazione clandestina. Stavolta però a mettere alla sbarra il  leader Cinquestelle non è la rete, più o meno anonima e orizzontale, ma l’amico di sempre e mentore Marco Travaglio.  «Grillo e Casaleggio – scrive oggi l’urticante vicedirettore del Fatto quotidiano – hanno perso una buona occasione per stare zitti. Male hanno fatto a bacchettare i loro senatori, disconoscendo il disegno di legge per l’eliminazione del reato. Invece di scomunicare i loro bravi parlamentari, dovrebbero elogiarli per il servigio reso all’Italia e poi fermarsi a ragionare a mente fredda, interpellando qualche esperto della materia, per riempire il vuoto programmatico su un tema cruciale come questo». Una brutta storia. Dov’è finito l’afflato grillino della penna più antiberlusconiana del pianeta? Oggi Grillo «deve tacere» eppure  solo un anno fa (giugno 2012) Travaglio, al quale non mancano certo gli artigli, aveva fatto parlare di sé per un’intervista-zerbino al comico genovese zeppa di assist e domande ingessate degne di un timido  praticante alla prime armi: neanche un quesito scomodo, magari sul controverso ruolo di Casaleggio, neanche una battuta impertinente. «Siamo amici da vent’anni, non è certo un mistero», disse Marco a Sky tg24, «dov’è lo scandalo?». L’outing di Travaglio che confessò orgoglioso di aver votato Grillo due volte accrebbe la corrispondenza di amorosi sensi e il Fatto per lungo tempo si trasformò nell’house organ del movimento lanciato verso la scalata elettorale. Oggi il feeling è un pallido ricordo del passato. All’editoriale caustico di Travaglio replica oggi il blog grillino con un attacco ad alzo zero al quotidiano di Padellaro firmato dall’attivista romano, Ernesto Leone Tinazzi. Il leader del gruppo capitolino 878 spara contro la «possente campagna sul Fatto Quotidiano, che ha sostituito l’Unità come organo del Pdmenoelle, ricca di battute e insulti contro Beppe Grillo (nuovo leghista…) e parte della rete M5S che non si prostra alle gonnelle piddine e all’ipocrisia del momento sul tema immigrazione». E attacca gli «articoli di basso livello ricchi di insulti, velate porcate e accuse di xenofobia e l’invito a mandare a fare in c…o i garanti dell’M5S, nonché sobillare i nostri senatori e deputati». Inutile linkare, potete andare a leggere sul loro sito, scrive il grillino schiumante che non compra il Fatto e  preferisce «i nemici diretti ai falsi amici», almeno i primi non ti prendono per il sedere. Decisamente più soft la lezione di Dario Fo che ammette la delusione per l’improvvida posizione di Grillo sull’immigrazione, «ci sono rimasto male, tutti quelli di sinistra ci sono rimasti male leggendo quel post. Beppe ha sbagliato, ma so che se ne è reso conto». Parola di Premio Nobel.