Volano gli stracci in Scelta Civica. Di Biagio: «Dai montiani progetto senza prospettiva»

«Da giovedì sera la cosiddetta ala montiana di Scelta civica non fa altro che cercare presunte colpe o vendette da parte di questo o di quello come causa dello sfaldamento del progetto originario senza capire che la causa di tutto ce l’hanno in seno». Aldo Di Biagio replica così alla componente che ieri, alla conta di Palazzo Madama, si è ritrovata in minoranza.  «Ma – continua il senatore eletto in quota con Fli – si fa davvero tanta fatica a capire che la ragione di tutto sta nell’aver considerato un partito come un regno, nell’essersi spartiti poltrone e posizionamenti senza chiedere nulla a nessuno e di essere sempre e comunque sfuggiti al dialogo?». Per l’ex esponente di An, «chi la pensa diversamente e considera la politica non come qualcosa di statico non può restare in un progetto senza prospettiva ed è anche plausibile che si voglia ricollocare ben lontano dalle forzature dei cooptati frutto di convenienze di qualcuno agli antipodi delle regole democratiche a cui è abituato chi fa seriamente politica».

La battaglia dentro Scelta Civica ha infatti messo a segno giovedì sera un punto a favore dei ‘”popolari”: la componente guidata dal “civico” Mario Mauro e dal centrista Pier Ferdinando Casini, si è infatti aggiudicata il gruppo al Senato. Lo ha fatto accettando le dimissioni il capogruppo montiano Gianluca Susta. O meglio accogliendo le dimissioni dallo stesso presentate la scorsa settimana quando il gruppo degli “11 più 1” senatori ‘popolari’ gli aveva indirizzato una lettera chiedendo una verifica politico-programmatica sulla linea di Sc. La prossima settimana il gruppo nominerà un nuovo presidente, “possibilmente una persona che possa rappresentare una sintesi” delle diverse anime, dice Andrea Olivero. E proprio la figura di Olivero potrebbe quindi rispondere a queste caratteristiche. Quanto successo al Senato potrebbe verificarsi a parti invertite alla Camera, dove la maggioranza è saldamente in mano ai montiani. A farne le spese stavolta potrebbe essere il capogruppo a Montecitorio, Lorenzo Dellai.  Intanto Mario Monti fa un mezzo passo indietro: pur non avendo partecipato al voto di Palazzo Madama, ha annunciato che non lascerà il gruppo. E in una lettera inviata agli eletti torna a suonare la carica ai suoi. Dimesso, ma non troppo.