Vi racconto la mia vicenda lavorativa tra salti mortali e stipendi in ritardo

Mario Rossi

Dopo innumerevoli colloqui e curriculum sono finalmente riuscito a ottenere un posto di lavoro, sebbene pagato poco, sebbene a tempo indeterminato, sebbene tutto quanto di negativo possa essere connesso con questo lavoro di questi tempi il convento non passa nulla di meglio. Dopo alcuni mesi di lavoro il datore ci convoca dicendoci che non ci sono i soldi per gli stipendi, e che
questi verranno pagati comunque anche se in ritardo. Non vi preoccupate perché i contributi sono stati tutti regolarmente versati. A questo punto mi chiedo in base a quale principio gli enti previdenziali debbano venire prima del lavoratore nel diritto ad incassare qualcosa che è altamente probabile non servirà a far maturare nessuna pensione degna di questo nome. Già perché se il datore di lavoro omette di pagare quella parte di contributi dovuta dal lavoratore (l’altra è dovuta dall’azienda) si configura il reato di appropriazione indebita in quanto si tiene soldi non suoi. Mentre se non paga gli stipendi il reato non c’è proprio. Mi viene sempre più da pensare che ogni euro sottratto  a questo Stato sia un euro che viene immesso nel circuito dei consumi, contestualmente viene tolto lo stesso euro a quel fisco che lo userà per immetterlo nel sistema della speculazione finanziaria, regalandolo immeritatamente a quelle banche che non meritano altro, avendo già avuto a sufficienza, o a chi dirige gli enti previdenziali e in questo modo ha lo stipendio assicurato pari a un numero con troppi zeri.