Un’intera classe di liceo ha chiesto l’esonero dall’ora di religione. Più liberi? No, più ignoranti

Forse è una goliardata o forse no. Molto probabilmente è il risultato di una sobillazione  di genitori agitati. In ogni caso è una scemenza col fischio e col botto. Accade che un’intera classe del liceo classico Colombo di Genova scelga l’esonero dall’ora di religione. L’esonero collettivo, di cui dà notizia l’edizione locale di Repubblica, non ha precedenti visto che  è stato chiesto senza che esistessero particolari conflitti con il professore o altre ragioni particolari. «Credo che sia un caso più unico che raro – ha detto il preside Enrico Bado – e penso anche che difficilmente si ripeterà».

Gongola, manco a dirlo, il segretario dell’Unione atei e agnostici razionalisti Raffaele Carcano, il quale ha enfaticamente commentato: «Chiediamo, e continueremo a farlo, l’abolizione dell’ora di religione nelle scuole». «Ma mi facci il piacere!», direbbe il grande Totò. Impedire a ragazzi di acquisire nozioni di religione vuol dire coartarne la crescita, restringere il loro orizzonte culturale, limitare la loro libertà. Poi potranno, da adulti, compiere tutte le scelte che vorranno in campo religioso. Potranno diventare atei, agnostici, razionalisti, materialisti oppure farsi buddisti, musulmani, animisti, sincrestisti, new age, santoni, creduloni, fricchettoni. Ma come potrà essere realmente matura e consapevole la loro scelta se non avranno rudimenti in campo religioso; se, negli anni cruciali dello loro formazione umana e culturale, ci sarà x-file al posto della parola “religione”? Né è solida l’obiezione  che, anche da analfabeti religiosi,  potranno essere comunque essere toccati dalla Grazia e convertirsi. Perché costringere la Divina Provvidenza a fare gli straordinari?

Senza sapere che cos’è la religione, e in particolare il cattolicesimo, non potranno nemmeno avere una piena conoscenza dell’identità storica dell’Italia.«Una d’arme, di lingua, d’altare,  di memorie , di sangue e di cor», cantava  Alessandro Manzoni. Senza «l’altare», sarebbero assai più povere  le «memorie» e  più fiacco il «cor».

Un’ultima considerazione: senza cultura religiosa, le barriere contro la diffusione di nuove e vecchie superstizioni (magismo, satanismo, sette, ufologia e simili  patologie sociali e morali dettate dall’irrazionalità collettiva) sarebbero assai più deboli, perché, checché ne dicano gli atei  militanti, dalle religioni monoteiste sono storicamente scaturiti solidi sistemi razionali e filosofici. Come disse Chesterton, «da quando gli uomini non credono più in Dio, non è che non credano più in nulla, credono a tutto».