Una segretaria diventata dirigente senza concorso inguaia il sindaco Marino

Lei si chiama Maria Frati e fino a due mesi fa faceva la “segretaria parlamentare” al Senato. Dal 26 settembre, con ordinanza firmata dal sindaco Ignazio Marino, è diventata dirigente del Comune di Roma. Niente concorso pubblico, niente esame, una promozione lampo che ha lasciato di stucco i sindacati che hanno denunciato il caso. A riportarlo la cronaca romana de Il Messaggero, che racconta come la Frati sia stata trasferita da Palazzo Madama al Campidoglio con una promozione irrituale. La dottoressa Frati, spiega il quotidiano romano, fino al 5 luglio ricopriva il ruolo di “segretaria parlamentare” al Senato. A spingere per la sua promozione sarebbe stato Luigi Fucito, attuale capo di gabinetto di Marino, ed ex funzionario di Palazzo Madama. Si può fare? Assolutamente no, secondo i sindacati. Il sindaco ha sì facoltà di scegliere i membri del proprio staff, ma se vuole anche nominarli dirigenti deve rispettare le procedure e quindi lanciare un bando pubblico. Come recita il regolamento comunale, prima dell’assunzione «l’amministrazione rende conoscibili mediante pubblicazione sul sito istituzionale, le posizioni disponibili nella macrostruttura acquisendo le eventuali disponibilità dei dirigenti interessati».

La Frati, che è stata messa fuori ruolo dal Senato per essere assunta dal Campidoglio, è stata assunta con un compenso di 50mila euro lordi annui. Non è la prima grana per il sindaco che aveva promesso trasparenza in campagna elettorale. Di trasparenti, per ora, ci sono solo le casse del Comune. Lo staff di Marino costa infatti più di quello di Alemanno. Da capo del gabinetto del sindaco, Fucito percepisce 73mila euro all’anno. Una somma considerevole, ma neanche la più onerosa per il Campidoglio. Attualmente il più pagato è il capo ufficio stampa, il giornalista e scrittore di gialli Marco Girella, (già portavoce del sindaco di Bologna, Flavio Delbono) che ha firmato un contratto da 125mila euro annui: il suo predecessore Simone Turbolente, per una somma inferiore, finì nel tritacarne mediatico di tv e giornali.