Un giovane orafo si uccide in Irpinia: gli era stata revocata la licenza per documentazione incompleta

Una piccola folla di amici si è radunata in via Ramiro Marcone, nel centro storico di Mercogliano (Avellino) nei pressi dell’abitazione dove Daniele Salvio, un giovane orafo di 29 anni, si è tolto la vita probabilmente spinto dalla disperazione per la chiusura del laboratorio che, appena dieci giorni fa, aveva aperto nel centro di Avellino, a poca distanza dalla sede del tribunale. Lo hanno trovato senza vita nella vasca da bagno dell’abitazione in cui viveva da solo: dopo aver sigillato porte e finestre, ha acceso della carbonella su un barbecue, lasciandosi così avvelenare lentamente dall’ossido di carbonio. In un primo momento si era diffusa la notizia che il giovane si fosse tagliato le vene.

“L’orafo eremita”, così si definiva sul profilo di Facebook, con i risparmi messi da parte aveva realizzato l’inclinazione, coltivata sin da ragazzo, di creare monili e gioielli in una “bottega” tutta sua, un sogno reso concreto dalla necessità di rendersi autonomo dopo la morte prematura di entrambi i genitori. La licenza commerciale però gli era stata revocata qualche giorno fa a causa di una documentazione che sarebbe risultata incompleta: lo stop all’attività avrebbe disorientato il giovane in un momento in cui sarebbe stato anche alle prese con una relazione sentimentale un po’ tormentata, un aspetto questo sul quale gli investigatori stanno cercando conferme. Nonostante il carattere all’apparenza schivo, Daniele aveva molti amici a Mercogliano e ad Avellino che apprezzavano la sua genialità creativa e, in particolare, la tenacia a voler costruire il proprio futuro nella sua terra pur avendo avuto opportunità di lavoro in altre realtà. L’allarme è stato lanciato dalla sorella che dopo numerosi tentativi di contattarlo al telefono, ha chiesto aiuto ai carabinieri della locale Stazione che sono intervenuti dopo aver forzato la porta d’ingresso.