Tutti pazzi per Rosy: i fedelissimi della Bindi vanno a congresso

Età media 60 anni, un passato nell’Azione cattolica e una nostalgia canaglia per la Democrazia cristiana e per Romano Prodi. E’ l’identikit del perfetto bindiano. Niente a che vedere con gli appassionati  di Umberto, il cantautore de Il nostro concerto. Questi bindiani intonano un altro coro e sono tutti pazzi per Rosy, la presidente del Partito democratico, che affila le unghie in vista del congresso nazionale del Partito. Si riuniscono domenica 6 ottobre in un albergo romano poco distante dalla Regione Lazio di Nicola Zingaretti. Proprio quel governatore, esponente della potente oligarchia del Pd regionale, che vede la Rosy e i suoi fedelissimi come il fumo negli occhi. La corrente bindiana, quella dei “Democratici davvero” si riunisce per definire le strategie per sopravvivere in un partito sempre più schiacciato tra la furia rottamatrice di Matteo Renzi e l’ortodossia postcomunista dei D’Alema e dei Bersani. In mezzo, come il vaso di coccio di manzoniana memoria, c’è l’ex giovane speranza della Democrazia cristiana degli anni Ottanta. La linea di Rosy e dei suoi fedelissimi è chiara. No all’ipotesi di un rinvio del Congresso e nessuna modifica allo Statuto che avrebbero snaturato la natura del partito, i “democratici davvero” chiedono un congresso politico vero, competitivo sul piano delle idee e del progetto di cambiamento dell’Italia.

Accanto alla ex ministro della Salute e della Famiglia, i fedelissimi di sempre (o quasi). Come la deputata padovana Margherita Miotto, classe ’48, democristiana della prima ora, storico braccio destro della Bindi. Oppure come il prodiano Franco Monaco, 1951, che espone fieramente nel curriculum elettorale la collaborazione con La rivista del clero italiano. Nella corrente spicca anche qualche esponente dalla biografia meno legata agli ambienti clericali. Come Laura Pennacchi, sorella dello scrittore “fasciocomunista” Antonio. In comune con gli altri la Pennacchi ha un passato di fedelissima prodiana (è stata sottosegretario al Tesoro nel primo governo del Professore) e il dato anagrafico. Più che “democratici davvero”, “davvero datati” per proporre un’idea di rinnovamento.