Tra partigiani e vip di sinistra una buffa lite sulla Costituzione: «Io la difendo meglio di te». «No, siamo noi i paladini…»

Lo slogan della manifestazione è «Costituzione, la via maestra». Ma i “maestri della Costituzione” ovvero l’Anpi, che sempre si arroga il diritto di parlare in nome della Carta, daranno forfait. È stato il presidente Carlo Smuraglia ad annunciare che, sabato, a Roma l’Associazione non ci sarà.

 

Di fatto, si tratta dell’apertura di un fronte di ostilità verso i “professori della Costituzione” ovvero i giuristi Lorenza Carlasse, Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky che, con don Luigi Ciotti e Maurizio Landini, hanno lanciato la mobilitazione. «Di fronte alle miserie, alle ambizioni personali e alle rivalità di gruppi spacciate per affari di Stato – si legge nel manifesto-appello dell’iniziativa – invitiamo i cittadini a non farsi distrarre». Insomma, sabato i promotori saranno in piazza per salvare il Paese da tutti i suoi mali.

La motivazione ufficiale, comunque, è la richiesta, supportata anche da una raccolta di firme, di revocare la modifica dell’articolo 138 della Carta, quello che prevede il doppio passaggio alle Camere per le riforme costituzionali. 

Nel merito l’Anpi sarebbe anche d’accordo: «Abbiamo fatto e promosso iniziative contro la modifica dell’articolo 138», ha spiegato Smuraglia in un’intervista a Repubblica di oggi. Quello su cui l’Anpi non è d’accordo sarebbe, invece, il metodo. La Costituzione «si difende ogni giorno con le manifestazioni, ma con l’attività quotidiana», ha aggiunto il presidente, rivelando poi, però, che «anche io il prossimo 26 ottobre sarò a Bologna per fare una manifestazione».

Dunque, qual è il punto? Stando all’Anpi, è che loro vanno in piazza «per informare», mentre gli altri ci vanno per «obiettivi diversi». Quali siano bisogna leggerlo (ma nemmeno troppo) tra le righe: «L’Anpi per sua natura vuole tenersi fuori dalle scelte dei partiti. Non siamo né vogliamo essere un partito». Eccolo, dunque, il punto: secondo l’Anpi la manifestazione di sabato, a cui ha aderito anche il Fatto quotidiano, sarebbe il primo passo verso la fondazione di un nuovo partito, che possa magari intercettare i delusi dal Pd e quella sinistra troppo understatement per Sel.

I promotori della manifestazione negano questa finalità e anzi, risentiti, dicono che la voce è stata messa in giro per danneggiarli. «Per sviare i nostri propositi è  stato detto di tutto. È stato detto che vogliamo fare un partito», ha avvertito la presidente di Libertà e Giustizia, Sandra Bonsanti, chiarendo che a farsi sminuire così loro non ci stanno: «Noi – ha sottolineato – vogliamo fare di più: puntiamo a cambiare la politica».

Ma, in attesa di vedere se questo avverrà con o senza la fondazione di un partito, sembra legittimo porsi una domanda: non è che alle «rivalità tra gruppi spacciate per affari di Stato» ora bisogna aggiungere anche quella tra maestri e professori della Costituzione?