Sul “corpo del boia” tornano le danze macabre dello scontro ideologico. La salma trasferita a Pratica di mare

Fino a quando continuerà la gazzarra attorno al cadavere di Erich Priebke? La salma, uscita nella notte da un ingresso secondario della confraternita di San Pio X ad Albano, si trova ora all’aeroporto militare di Pratica di mare, lontano dalla città di Roma che oggi ricorda solennemente il 70esimo anniversario del rastrellamento nazista nel Ghetto. I funerali non sono stati celebrati. L’indegna scena dei calci e degli sputi “antifascisti” al carro funebre resterà a lungo nella memoria di tutti noi. I neonazisti accorsi per l’omaggio necrofilo avrebbero fatto meglio a stare a casa (e si sarebbe dovuto, al contempo, evitare di dare pubblicità a un evento come il funerale, evento da gestire con grande rapidità e segretezza proprio per arginare lo sgradevole contorno di fanatismo che ha inevitabilmente attirato). Ora finalmente le istituzioni, anziché procedere con divieti ideologici (arrivando a confezionare il reato di negazionismo), hanno pensato bene di cercare di risolvere un problema che è diventata una grana dal punto di vista dell’ordine pubblico. E così il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro stamattina fa sapere che il caso Priebke potrebbe essere risolto in giornata e che ci sono contatti in corso con la Germania. Anche il sindaco Marino si sta interessando al caso, non senza avere anche lui, nei giorni scorsi, offerto il suo obolo alla facile demagogia ricordando che Roma è una città “antinazifascista”.

Dunque, dopo avere voluto l’estradizione del criminale, dopo averlo tenuto prigioniero fino all’ultimo giorno, dopo avere preteso il processo-simbolo, ora c’è una fretta incontrollabile di levarselo di torno. Ora si è capito che il nazista anche da morto divide, fomenta odi e rancori (e anche qui buon senso avrebbe voluto che si evitassero testamenti propagandistici di cui nessuno sentiva il bisogno con la giustificazione dei lager e con la rivendicazione della “fede” nazista dell’ex Ss). E si è arrivati agli scontri tra antifascisti e neonazisti davanti a una Chiesa. Tafferugli che hanno ricordato un altro clima, quando ci si scontrava sempre per qualcosa che era morto e che si voleva vivo simbolo da strumentalizzare rifiutandone la storicizzazione E quelle “danze macabre” si sono portate via energie giovanili che avrebbero meritato, forse, percorsi più degni. Risuscitarle oggi attorno a un cadavere è pura insania.

Sarà davvero la memoria il problema, come ha scritto su Repubblica Barbara Spinelli. Una memoria su cui tutti sono d’accordo quando c’è da lacrimare, da commuoversi. Ma che poi resta eredità talmente pesante da far varcare i confini tra civiltà e barbarie (i morti si seppelliscono, i morti si rispettano e lo impariamo fin da bambini quando ci raccontano del vecchio re Priamo che implora da Achille il corpo di Ettore) senza il conforto dell’autorità della Chiesa cattolica che in merito avrebbe dovuto dire parole definitive anziché prestarsi al gioco a nascondino con la salma scomoda. E allora hanno sbagliato tutti, tutti impreparati all’incontro col corpo del boia (perché era il boia, un tempo, che preparava i corpi per il rito dell’espiazione collettiva ma lo faceva chiedendo prima perdono a Dio per quelle vite che andava a troncare). Un’impreparazione, attenzione, che deriva anche dal fatto che “Dio è morto” nei campi di concentramento e quando si perde di vista la sfera della sacralità umana i danni sono irreparabili per tutti. E allora non resta che il brutale istinto della vendetta o della rivendicazione, come se non ci fossero altri mali (vivi e vegeti) da combattere. Come se (e lo diciamo per chi ha voluto fare di Priebke una corrusca bandiera) non ci fossero veri eroi da prendere ad esempio anziché frugare tra gli scarti della storia.