Sospesi, dopo ore di tensione, i funerali di Priebke: l’estrema sinistra aveva preso a calci il carro funebre

Alla fine, dopo ore di tensione, i  funerali di Priebke sono stati sospesi. Il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, d’accordo con le forze dell’ordine, ha vietato l’ingresso nella cappella del priorato della Fraternità sacerdotale di San Pio X, ad Albano,  dove era in corso il rito funebre, ad un gruppo di appartenenti all’estrema destra. L’alto funzionario ha motivato la decisione con la necessità di impedire che la cerimonia si trasformasse in una  manifestazione politica. Il sacerdote ha così sospeso la cerimonia funebre. Le autorità hanno deciso di far rimanere ad Albano la salma dell’ex ufficiale  nazista. I funerali di Priebke erano però già diventati  una manifestazione politica fin dal pomeriggio, quando il carro funebre era stato preso a calci e pugni e calci  da militanti di estrema sinistra che si erano radunati davanti ai cancelli del priorato. La polemica politica si è trasferita a livello nazionale.  Un emendamento che introduce nel sistema penale italiano il reato di negazionismo è stato presentato in Senato ed è stato firmato da quasi tutti i gruppi, Pd e Pdl compersi.

Ecco la  ricostruzione  di  questa triste e confusa giornata. Nella tarda mattinata si diffonde la notizia che le esequie dell’ex capitano delle SS si svolgeranno presso il priorato dei sacerdoti lefebvriani ad Albvano . La cerimonia, si fa sapere, sarà in forma strettamente privata e alla presenza di pochi intimi. Il sindaco della cittadina, Nicola Marini, annuncia di aver emesso un’ordinananza per vietare il transito del feretro per le vie cittadine, provvedimento che viene però subito dopo annullato dal Prefetto. Quindi le eseque si potranno svolgere come annunciato. Successivaamente, il sindaco dichiara alla stampa che, dopo i funerali, la salma di Briebke tornerà a Roma per essere cremata. Ma il Campidoglio smentisce.

Nel frattempo ad Albano sale la tensione .Un gruppo di manifestanti si raduna davanti ai cancelli del priorato per protestare contro lo svolgimento della cerimonia. Si espongono striscioni e cartelli con la scritta «Priebke boia». Ci sono momenti di tensione con la polizia e qualche accenno di tafferugli. Viene inoltre aggredito un sacerdote lefebrviano. All’arrivo del feretro si scatena il parapiglia. I manifestanti prendono a calci l’auto con la salma dell’ex ss e urlano «Assassini!». La tensione sale ulteriomente all’arrivo di un gruppo di militanti di estrema destra, che accusano i manifestanti di aver preso a calci il carro funebre con la bara. I due gruppi si fronteggiano. Gli agenti in tenuta anti-sommossa, li dividono. I gruppi di destra fanno il saluto fascista e gridano «boia chi molla».

Intanto arrivano e prime, dure  prese di posizione politiche. il segretario del Pd Lazio, Enrico Gasbarra, va all’attacco del prefetto: «Ritengo assurdo che ci si schieri contro il volere di un sindaco, contro il volere, il sentimento di una intera città». Il rappresentante del governo della Provincia di Roma è attaccato anche dal M5S che ne chiede la destituzione. Immancabile il comunicato della’Associazionenazionale partigiani: «L’Anpi e il Sindaco di Albano non sono stati avvisati del funerale del criminale nazista nella città. E’ una decisione inaccettabile che i cittadini e le istituzioni democratiche debbano subire un tale affronto». La tensione politica sale anche a livello nazionale.  « È stata un oltraggio alla memoria dei morti la scelta del prefetto Pecoraro di autorizzare il passaggio della salma di Erich Priebke per il territorio di Albano»: così afferma nell’Aula della Camera Ileana Piazzoni di Sel, chiedendo al governo di “intervenire per fermare questa vergogna. Le fa eco il deputato del Pd Emanuele Fiano: «Allibiti e scandalizzati che si sia permesso a un pullman di neonazisti di andare a celebrare il funerale del maiale Priebke in un comune che non voleva che ciò avvenisse». La giornata politica sul caso Priebke si conclude con la notizia che è stato depositato in commissione Giustizia al Senato un emendamento che introduce nel codice penale il reato di negazionismo, primo firmatario Casson (Pd) e sottoscritto da Caliendo e D’Ascola (Pdl),Gianrusso e Cappelletti(M5S), Barani (Gal),Cirinnà e Lumia (Pd),De Cristofaro (Sel) e Albertini (Sc).