Siamo alla farsa post-comunista: il popolo venezuelano sarà felice per legge

Non potendo essere felici per l’efficienza del governo, cittadini venezuelani lo diventeranno per legge. Ancora non si placano le polemiche, in Venezuela, per la creazione del viceministero per la Suprema Felicità Sociale da parte del presidente Nicolas Maduro, degno successore di Hugo Chavez: l’iniziativa, annunciata nel mezzo della grave crisi economica che colpisce il Paese, sta provocando reazioni indignate e commenti ironici della popolazione, soprattutto sui social network. Anche perché la trovata è di puro stampo comunista, da Politburo che ti obbliga a essere felice. È una parodia, una farsa, più una macchietta che un ministero, roba del tipo “il felice popolo di Brutopia ha reso omaggio all’amato leader…”. Insomma, roba da Nordcorea o da Cambogia khmer. E la gente lo dice: «Siamo diventati ridicoli a livello internazionale: questo signore non ha limiti», ha scritto su Twitter l’ex diplomatico, oggi presentatore televisivo, Leopoldo Castillo. «Invece di questo dicastero – gli ha fatto eco la casalinga Liliana Alfonzo – mi sentirei molto più felice se trovassi latte e carta igienica al supermercato, piuttosto che tornare a casa con poche cose e il portafoglio vuoto». Frattanto la stampa locale ha divulgato dettagli di quello che definisce un nuovo scandalo: secondo il quotidiano La Verdad, Maduro ha aumentato del 570% il tetto del bilancio per le spese personali. Per il 2014, la legge finanziaria appena presentata in Parlamento prevede un budget di 27 mila dollari solo per l’acquisto di scarpe. Il nuovo colpo di teatro di Maduro nella gestione della grave crisi economica che colpisce il Paese, prevede che questo nuovo organismo gestisca le «missioni sociali» lanciate dal suo predecessore. Annunciando il progetto, Maduro ha detto che il suo nome gli è stato ispirato – forse in sogno? – dai due “comandanti eterni” della rivoluzione bolivariana, Chavez e Simon Bolivar. «Il viceministero, ha spiegato sempre più ispirato, «dovrà occuparsi dei vecchietti e delle vecchiette, dei bambini e delle bambine, che sono quanto vi è di più sublime e amabile per il popolo rivoluzionario». Maduro non ha mancato di precisare che «le missioni sociali fanno parte della rivoluzione socialista, perché vanno al di là e trascendono i criteri dello Stato del benessere, che esiste nell’ambito del capitalismo». Non è la prima volta che Maduro risponde alle sfide crescenti che affronta il suo governo, sei mesi dopo la sua elezione, anzi, diciamo la sua successione, con la creazione di organismi governativi ad hoc, che spesso hanno un nome altisonante, come la Forza Bolivariana Socialista dei Lavoratori contro la Guerra Economica e la Guerra dell’Imperialismo e l’Oligarchia o l’Organo Superiore per la Difesa Popolare dell’Economia. Insomma, sia in piena Rivoluzione d’Ottobre, con la differenza però che da allora è passato quasi un secolo e che anche i sovietici si modernizzarono un po’, almeno nella terminologia. In Venezuela in realtà il vero problema è la scarsità, scarsità di tutto: un rapporto diffuso recentemente dalla Banca Centrale rivela che nella sola Caracas almeno 16 alimenti – come l’olio di semi, lo zucchero, la farina di frumento e il burro – registrano una “seria scarsità”, ossia superiore al 41%, che in alcuni casi raggiunge l’80%. Ma Maduro continua ad affermare che il governo non ha nessuna responsabilità per la crisi. Nei primi nove mesi dell’anno, il tasso di inflazione interannuale ha raggiunto invece il 38,7% e secondo gli analisti potrebbe arrivare al 50% entro la fine dell’anno, contro un pronostico del governo che oscillava fra il 14 e il 16%.