Sette mesi di “rivoluzione” grillina in Parlamento: persino “Il Fatto” non è entusiasta

Un’esperienza deludente. Il Fatto quotidiano fa oggi un bilancio dell’esperienza grillina a sette mesi dalle elezioni politiche. E anche se qualche risultato si è visto – mantenuta ad esempio la promessa di restituire i rimborsi elettorali – per il giornale più filo-grillino che c’è nella galassia dell’informazione qualcosa non torna.  Ferruccio Sansa nell’editoriale dal titolo “M5S, la speranza non si conserva in freezer. Ha fatto davvero opposizione, ma forse non basta più”, dopo aver snocciolato alcuni punti in favore dei Cinquestelle passa a elencare «alcune ombre» ingombranti: ovvero «il tentativo di selezionare una classe dirigente nuova, ma senza figure di spicco che oscurino i leader. La ricerca di una linea unitaria a discapito talvolta della democrazia interna. Il dichiarato bisogno di solitaria purezza che rischia si sfociare nell’incloncludenza. C’è poi il rapporto con la stampa: «Se Grillo ha fatto bene a denunciarne il servilismo, si è anche sottratto al controllo che essa deve esercitare». Poi c’è il capitolo delle “espulsioni facili”.  «Ore a discutere di scontrini, struttura interna e dinamiche di democrazia. Diretta streaming o non diretta streaming? Voto palese o voto segreto? Le assemblee trasmesse sul canale Youtube e quelle a porte chiuse e poi raccontate  di nascosto ai giornalisti, hanno riportato le storie di 157 parlamentari travolti dalle contraddizioni in un debutto in politica tutt’altro che facile».  Altro nodo è rappresentato dalla mancata democrazia interna: «chi non sta al gioco deve fare le valigie. E tra gli errori strategici più grandi per il movimento si registrano le espulsioni». Altro  punto a sfavore sono i collaboratori personali, «argomento che nessuno vuole trattare». All’arrivo in Parlamento l’appello era stato chiaro: “cerchiamo personale mandate il curriculum”. «Oltre 18mila le richieste dei giovani qualificati o meno, che avevano visto in quella chiamata alle armi una possibilità di aiutare la politica  finalemnte senza il bisogno di raccomandazioni. Che fine hanno fatto? I collaboratori sono stati scelti da cerchie di amici e conoscenze, e nessuno è a conoscenza di criteri di merito e competenze».

Il bilancio delle luci e delle ombre alla fine fa prevalere non il chiaroscuro ma il buio impenetrabile. E se anche Il Fatto, che più di tutti aveva tifato per la rivoluzione grillina, sottolinea le magagne che abbiamo elencato, significa che i sette mesi di permanenza grillina alla Camera non hanno entusiasmato gli italiani.