Beatificato Rolando Rivi, il seminarista di 14 anni trucidato dai partigiani del Triangolo della morte

Nel 1945,  tra Modena e Reggio Emilia, nei paesi del Triangolo della morte,  si poteva finire uccisi  anche per il semplice fatto di portare l’abito talare. È quello che accadde a Rolando Rivi, un seminarista quattordicenne, il quale non diede retta ai genitoriche lo invitavano ad andare in giro in abiti borghesi, in modo da non attirare la follia criminale dei partigiani più fanatici e più feroci.  Il giovane Rolando voleva  testimoniare fino in fondo la sua fede e il senso della missione cui si sentiva chiamato. «Domani avremo un prete in meno», dissero ghignando i partigiani con la stella rossa sul berretto che operavano nella zona di San Vantino, frazione di Castellarano, dove abitava il seminarista. Incuranti del fatto che era poco più di  un bambino (nella foto risaltano i suoi occhi buoni e il suo sorriso innocente), andarono a prelevarlo a casa il 10 aprile e lo condussero in un boschetto. Rolando non fece più ritorno a casa. Il padre Roberto e il curato del paese, Alberto Camellini,  ne ritrovarono il corpo dopo tre giorni. Il volto era coperto di lividi, il busto martoriato. Due fori di proiettile erano all’altezza del cuore e nella tempia sinistra.  Il seminarista fu ucciso «in odio alla fede», come  sarebbe ancora più volte accaduto, anche nel 1946, in quelle terre devastate dall’odio. Uno dei martiri più noti fu don Pessina, trucidato nella zona di Correggio quando la guerra era finita da più di un anno.

Il 5 ottobre sarà per sempre ricordato come il giorno della beatificazione di Rolando Rivi. La Chiesa ne riconosce la testimonianza eroica della fede. E ne riconosce anche un miracolo: la guarigione dalla leucemia  di un bambino inglese cui portarono una reliquia del giovane martire. Come vale per tutti i santi, la testimonianza del seminarista beato è in un invito all’amore, al perdono, alla fratellanza tra gli uomini. Purtroppo  non per tutti è però così. Ancor oggi, a sessantotto anni dal sacrificio di Rivi, c’è chi non sa vederne il messaggio di pace. Non scorge la straordinaria forza non solo religiosa, ma anche umana, di quel ragazzo trucidato  per la sua testimonianza di fede. Accade in questi giorni  che la Cgil di Modena si opponga all’intitolazione di uno spazio pubblico al giovane martire, come deciso dal Consiglio comunale   in un ordine del giorno approvato all’unanimità. In alternativa, la Camera del lavoro propone di dedicare quello stesso spazio a tre operai edili caduti sul lavoro. L’inziativa è chiaramente strumentale e ideologica. «Pietà l’è morta»  si diceva nel tempo feroce del Triangolo della morte. «Pietà l’è morta». E per qualcuno non è mai più rinata.