Santoro “mani di forbice” fa il Servizio ai suoi redattori: sette licenziamenti, ma il suo ingaggio non si taglia

Quando si tratta di spending review Michele Santoro diventa peggio di Saccomanni. Il Servizio stavolta lo ha fatto lui a cinque suoi collaboratori. Ne ha licenziati sette: cinque giornalisti, un operatore e un addetto al sito internet. Con la scusa dei risparmi chiesti dal nuovo proprietario de La7 Urbano Cairo, l’anchorman ha licenziato i malcapitati con una asettica mail. Una epurazione di collaboratori non allineati ai dettami santoriani o un semplice ridimensionamento per motivi economici? Se fosse vero il secondo caso, i tagli di Michele mani di forbice, sarebbero ancora più sospetti. Come riporta il quotidiano Il Tempo, «nessun taglio sarebbe stato fatto al suo ingaggio né tantomeno al fedelissimo Sandro Ruotolo». A pagare sarebbero stati i peones della redazione. Al loro posto sarebbe stato assunto un praticante e nuovi collaboratori “low cost”. Scrive il quotidiano diretto da Gianmarco Chiocci: «Nessuno ha fiatato, perché a Servizio Pubblico, dove la Fiom di Landini è di casa, non esiste Cdr, non c’è rappresentanza sindacale. Solo lui, Michelone, che ora starebbe contrattualizzando direttamente il “team” attraverso la sua società, la Zerostudio’s. Quando a pagare era Mamma Rai i numeri nella redazione santoriana erano quasi doppi. E pure la spesa».

Il taglio di Santoro arriva in concomitanza con la richiesta di risarcimento danni «non inferiore a 10 milioni di euro», avanzato da Francesca Pascale. L’azione civile è promossa nei confronti di Michelle Bonev e dei giornalisti Santoro e Fagiani considerati responsabili di «grave diffamazione» nei suoi confronti. Nel corso della trasmissione del 17 ottobre scorso «è stata vittima di una dolosa e preordinata strumentalizzazione da parte di Santoro – si legge nella nota firmata dal legale – che non ha esitato a utilizzare una palese falsità, una non notizia soltanto al fine di fare audience, e della signora Dragomira Boneva», in arte Michelle Bonev, «che ha inventato uno squallido copione per guadagnarsi una notorietà altrimenti impossibile». Il riferimento è a quanto dichiarato dalla Bonev che nel corso della trasmissione tv ha detto ha accusata la Pascale di essere lesbica. Ancora più determinato Renato Brunetta, che propone una rettifica in diretta su La7, con un movimento che, ispirandosi a Occupy Wall Strett, ottenga una rettifica di pari livello. «Noi siamo pronti, signora Pascale – scrive Brunetta sul Foglio –  Siccome deve avere lo stesso rilievo, bisogna che Santoro e Ruotolo, Travaglio e Vauro, garantiscano la possibilità di accesso ad un pubblico che dia il dovuto identico rilievo con applausi, risate, scorni, alla rettifica».