Renzi presenta il suo documento e lancia un altro siluro a Letta: «Larghe intese faticose»

Matteo Renzi presenta il suo documento per la conquista della segreteria del Pd. Ma il suo vero avversario non va cercato in Cuperlo e negli altri che intendono contedergli la leadership, bensì in Letta e nel governo delle larghe intese. Ecco ilnuovo siluro che Matteo lancia contro Palazzo Chigi:  «Crediamo nel bipolarismo e nell’alternanza. Pensiamo che le larghe intese siano una faticosa eccezione, non la regola. Vogliamo un bipolarismo gentile ma netto». Capito l’antifona?  In questa chiave va declinato il nodo della legge elettorale. «Pensiamo il Pd abbia il dovere di fare la prima mossa sulla legge elettorale partendo dalla Camera dove ci sono i numeri per modificare il sistema»

Renzi si sente evidentemente quasi in campagna elettorale, non solo in quella congressuale. Ecco un altro passo rivelatore : «Vuoi anche i voti del centrodestra? Sì. E vuoi i voti di Grillo? Assolutamente sì. Non è uno scandalo, è logica: se non si ottengono i voti di coloro che non hanno votato il Partito democratico alle precedenti elezioni, si perde». Ma che geniale intuizione! Bisognerà vedere se il centrodestra ci starà a farsi sottrarre elettori! Al momento i  sondaggi affermano tutto il contrario. Per Renzi serve «un partito che sappia comunicare bene. Perché la parola comunicazione non deve fare paura. Chi non comunica è perduto». Ben detto. L’unico problema è che, oltre alla comunicazione, occorrono anche le idee. E queste sembrano un po’  latitare nel documento del sindaco di Firenze. Ammenoché non si spaccino per idee geniali questi banali pensierini: «Solo cambiando, l’Italia può acquistare la forza e la credibilità necessarie per chiedere all’Europa di cambiare le sue regole e perfino i suoi paletti. A partire dal parametro del 3% nel rapporto deficit/pil; un parametro anacronistico. Siamo noi che dobbiamo chiedere all’Europa di cambiare, ma prima di farlo, iniziamo a realizzare in casa le riforme che rinviamo da troppo tempo». Ma, se il governo delle larghe intese incontra tante difficoltà ad avviare  ripresa e  rifome, perché tale ardua impresa dovrebbe essere più agevole per lui? Di una possibile risposta a questa cruciale domanda non c’è traccia nel documento del  giovane  aspirante alla leadership del Pd.