Quagliariello fa le barricate per difendere il governo, lo “show down” nel Pdl è vicino

Il conto alla rovescia interno al Pdl si avvicina sempre più e lo scontro degli ultimi giorni al Senato che ha visto protagonista il ministro Gaetano Quagliariello lo dimostra. Il titolare del dicastero delle Riforme è divenuto ormai il “falco” delle “colombe”, facendo il frontman del gruppo guidato da Angelino Alfano e composto da ministri, 24 senatori e un numero indefinito di deputati. Dopo la vittoria ottenuta circa un mese fa quando Silvio Berlusconi voleva far cadere il governo adesso quelli che si definiscono gli “innovatori” del Pdl si trovano davanti ad un bivio, come dimostrano gli strappi di Quagliariello e le dure reazioni alle sue parole.

Le strade sono due: o Alfano convince Berlusconi a mollare i “falchi”, sostenere il governo a prescindere dal contenuto della Legge di stabilità e condividere con lui, Mario Mauro e Pierferdinando Casini una lista della sezione italiana del Ppe alle elezioni europee del 2014 oppure inevitabilmente le strade si separeranno. La prima ipotesi è molto indigesta per il Cavaliere, perché lo fa capitolare su tutta la linea, non salva l’onore ma salva il partito e la forza che questo può garantire alle sue aziende. La seconda strada, invece, pur essendo la più congeniale al suo temperamento di combattente è quella che può procurargli maggiori danni.

Nel caso in cui Berlusconi non capitolasse i filo governativi del Pdl si vedrebbero costretti a dar vita a gruppi parlamentari autonomi, come è emerso in questi giorni e ci sarebbe un pezzo di Pdl in maggioranza ed uno in minoranza in Parlamento, una parte al governo ed una all’opposizione.

Il detonatore per ora è stato spostato in avanti di qualche settimana, ma non c’è dubbio che se il Pd voterà – così come ufficialmente farà – la decadenza da senatore del Cavaliere lo strappo sarà inevitabile, non potendo chiedere al leader del Pdl di restare al governo con quelli che ritiene essere i suoi carnefici. Tanto più che i problemi giudiziari sembrano aumentare con la nuova inchiesta milanese che coinvolgerebbe le “olgettine” e i suoi avvocati Longo e Ghedini, nonché il filone napoletano dove Walter Lavitola ha confermato oggi in aula di aver consegnato denaro contante del Cavaliere a Sergio De Gregorio quando quest’ultimo lasciò l’Italia dei Valori per passare nel centrodestra. Se a questo si aggiunge quello che è accaduto con l’elezione di Rosy Bindi alla presidenza della Commissione parlamentare antimafia è chiaro che lo “show down” si avvicina, avendo Berlusconi la possibilità di rompere sulle misure economiche e di convincere le “colombe” a seguirlo appellandosi alla solidarietà personale quando sarà votata la decadenza. In quel momento si capirà se ci sarà o meno la scissione del Pdl e se si andrà al voto nella prossima primavera o negli anni a venire.