Piazza Fontana, l’ennesima inchiesta si rivela un flop. E la strage resta senza colpevoli

Cala il sipario sull’ultima inchiesta relativa alla strage di piazza Fontana rimasta dunque, a 44 anni dalla bomba che inaugurò la strategia della tensione provocando 17 morti, senza colpevoli. Il gip di Milano Fabrizio D’Arcangelo, accogliendo la domanda di archiviazione dei pm Maurizio Romanelli e Grazia Pradella, ha stabilito che mancano gli elementi per un processo e che è inutile indagare su ipotesi prive di fondamento.  La nuova pista, rivelatasi inconcludente, prendeva in esame anche la tesi della “doppia bomba” esposta da Paolo Cucchiarelli nel libro “Il segreto di Piazza Fontana”. Secondo Cucchiarelli le bombe esplose sarebbero state due: una piazzata dagli anarchici e un’altra da elementi dell’ambiente neofascista. Il fatto di aver rilanciato la “pista anarchica” ha procurato a Cucchiarelli, e al film ispirato al suo libro Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana, l’ostilità della sinistra convinta che le repsonsabilità politiche di Piazza Fontana vadano addossate in via esclusiva all’estrema destra.

Altri spunti investigativi erano arrivati dall’avvocato Federico Sinicato, legale delle vittime dell’attentato alla Banca nazionale dell’Agricoltura, il quale aveva sollecitato approfondimenti su elementi legati al gruppo di Franco Freda che non hanno portato ad esito alcuno. Si conferma così il verdetto della Cassazione che nel 2005 aveva assolto i tre ordinovisti Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni.

Ora l’archiviazione di quest’ennesima inchiesta se da un lato risulta indigesta per i parenti delle vittime che giustamente vogliono che si faccia luce sui colpevoli di quell’eccidio, fa giustizia delle letture “ideologiche” di ciò che avvenne  negli anni di piombo. Infatti il susseguirsi di inchieste a senso unico ha solo agitato polveroni che hanno impedito di giungere alla verità e di individuare le responsabilità reali di chi esercitava la regia occulta di una stagione sanguinosa.