Perizia psichiatrica per Preiti: sparò ai carabinieri davanti a Palazzo Chigi quando si insediò Letta

Sarà sottoposto a perizia psichiatrica Luigi Preiti, l’uomo che sparò davanti a Palazzo Chigi il 28 aprile scorso, giorno di insediamento del governo Letta, contro i carabinieri ferendone due, uno dei quali in modo molto grave. Lo ha deciso il gup Filippo Steidl, il quale ha accolto la richiesta degli avvocati Mauro Danielli e Raimondo Paparatti, difensori dell’imputato, in contrasto con il parere negativo del pm Antonella Nespola. Venerdì 11 ci sarà il conferimento dell’incarico. Gli esperti dovranno stabilire se Preiti era capace di intendere e di volere al momento del fatto. «Un atto dovuto – hanno commentato i due difensori – Riteniamo indispensabile l’accertamento sullo stato mentale al fine di valutare la sua volontà al momento del fatto».
Il processo è iniziato con l’ammissione delle parti civili. Il gup Filippo Steidl, al quale i difensori hanno chiesto di giudicare Preiti (accusato di tentato omicidio, porto abusivo d’arma e ricettazione) con il rito abbreviato condizionato all’esecuzione della perizia psichiatrica, ha ammesso come parti civili i carabinieri Giuseppe Giangrande, tuttora ricoverato all’ospedale di Imola, e Francesco Negri, il quale porta ancora i segni delle ferite ad una gamba. Ammessi anche il ministero della Difesa e l’associazione “Vittime del dovere”. Non ha chiesto di costituirsi parte civile, invece, il quarto carabiniere che schivò un proiettile sparato dal piastrellista calabrese gettandosi a terra. In aula, per la prima volta, c’era Martina Giangrande, figlia del carabiniere rimasto gravemente ferito, la quale ha visto l’uomo che sparò a suo padre. Incrocio di sguardi tra i due, ma nessun dialogo. «Come mio padre, anch’io sono convinta che Preiti fosse lucidissimo quel giorno – ha dichiarato in un’intervista telefonica a “Mattino 5” Martina Giangrande prima della decisione del gup sulla perizia – Mio padre non sta meglio, è ancora in ospedale. Continuiamo a fare fisioterapia», ha raccontato la ragazza. Nella stessa puntata del programma televisivo ha parlato anche Arcangelo Preiti: «Mio fratello (riferendosi allo sparatore Luigi, ndr) è una delle tante vittime del sistema perché purtroppo non funziona più niente in Italia: separato dalla moglie, otto mesi che non vedeva il figlio perché era dovuto tornare giù ad abitare con i miei genitori. Il lavoro non c’era, i soldi nemmeno. Quello che ha fatto Luigi è incredibile perché, se l’ha fatto lui, lo può fare chiunque».